– Roma, 12 lug – “Il sindacato, l’uguaglianza e lo scalone”. E’ il titolo dell’editoriale con il quale Eugenio Scalfari torna ad affrontare la trattativa sulla riforma previdenziale dopo che domenica scorsa il suo intervento, dal titolo “Quando il sindacato si accordò con Maroni”, ha sollevato le proteste di Cgil e Prc. “In questo caso penso sia doveroso rispondere – afferma il fondatore di Repubblica -: troppo aspre le critiche e molto qualificati gli autori perché io possa chiudermi nel silenzio. Del resto il tema è di grande interesse: si è trasformato il movimento sindacale e in particolare la Cgil in una corporazione che guarda soltanto agli interessi particolari dei suoi associati? Ha subito analoga metamorfosi la classe politica in generale e i partiti della sinistra radicale in particolare? Questo è il tema vero del dibattito, del quale il problema delle pensioni e dell’età pensionabile rappresentano soltanto un aspetto che però tiene sotto scacco da molti mesi il governo e l’intera vicenda politica italiana. A me pare che su di esso si sia manifestata con clamorosa visibilità la natura corporativa di alcuni settori del sindacalismo e della sinistra politica, per difetto di una visione adeguata dell’evoluzione sociale e culturale della modernità”. “Osservo che l’asprezza dello scontro – aggiunge – è infinitamente maggiore di quanto avvenne sullo stesso argomento con il ministro Maroni quattro anni fa. Allora (era il 2004) lo scalone passò senza che la politica sociale e pensionistica fosse messa a ferro e fuoco dai sindacati. Ci fu un solo sciopero generale di quattro ore nel 2004, che i sindacati motivarono con la questione pensionistica. Tutti gli altri scioperi indetti tra il 2002 e il 2005 furono diretti contro l’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e contro le leggi finanziarie del governo Berlusconi. Nel frattempo la legge Maroni era stata approvata dal Parlamento ma la sua entrata in vigore come pure la revisione dei coefficienti pensionistici furono rinviati al gennaio 2008. A questo punto le ipotesi sono due: o c’è stato l’accordo, tacito ma non meno evidente, tra Maroni e i sindacati, oppure i sindacati non davano al tema dell’età pensionabile il peso che adesso gli danno”.