Madrid, 7 lug – Alfredo Di Stefano in pochi l’hanno visto giocare. Oggi però tutti lo piangono, perché i numeri e la storia sono lì, e non possono mentire: all’età di 88 anni, l’inarrestabile Saeta Rubia è stato fermato da un arresto cardiaco, e non vedrà l’epilogo dei mondiali del Brasile, lui che tutto ha avuto da calciatore, compresa la ventura di giocare per due nazionali diverse, tranne quella di disputarlo, un mondiale. Lui che se un ragazzo chiede al nonno: “Maradona e Pelè?” lui in genere ti risponde “Di Stefano”. Idolo e simbolo del grande Real, 8 campionati spagnoli, 5 Coppe dei Campioni (in cui andò sempre a segno nelle rispettive finali, unico nella storia a riuscirci), una Coppa Intercontinentale e due Palloni d’Oro. Il tutto tra il 1943 e il 1966. Argentino di nascita, spagnolo di adozione, italiano mancato: il papà di Alfredo (Alfredo anche lui) era partito da Nicolosi, provincia di Catania, in cerca di fortuna nei duri anni degli emigranti con la valigia di cartone: sbarcato il lunario nel quartiere di Barracas, Alfredo junior in Europa ci tornò da campione, di fatto portando il Real Madrid a diventare il club più vittorioso del mondo.
(Sis)