– New York, 13 lug – Il quotidiano intervista inoltre lo stesso D’Agata che cerca di spiegare il “carattere” della cucina romana: “E’ semplice e ricca di verdure: Roma è sempre stata una città molto povera e tranne i ricchi, il popolo ha sempre dovuto usare i vegetali perché non aveva soldi per comprarsi la carne. Oppure in alternativa si usava la cucina del ‘quinto quarto’, vale a dire quel quarto di animale che nessuno voleva: l’intestino, la trippa, le animelle. Tipico di questa cucina, da un lato povera, ma abbastanza sostanziosa, consistere spesso di un solo piatto, ricco con grassi che davano calorie”. E ad accompagnare i robusti piatti della cucina romana c’era un vino altrettanto robusto, nella maggior parte dei casi bianco. La cosa molto bella di Roma – aggiunge D’Agata – è che negli ultimi dieci anni, in pieno fermento creativo, si sono affacciati una decina di chef molto bravi e molto giovani, sui trent’anni, che hanno già il proprio ristorante e sono persone che creano nuova cucina, però saldamente radicata nelle tradizioni, con gli stessi ingredienti, ma con tocchi moderni”.