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TRAGEDIA NEL TREVIGIANO, NAPOLITANO: DOLORE PER LE VITTIME

it@withub.it by it@withub.it
3 Agosto 2014
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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avuta notizia del tragico bilancio dell’evento alluvionale che ha colpito, nella tarda serata di ieri, il Comune di Refrontolo (Treviso), ha espresso “la propria solidarietà alla comunità locale e la sua commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime e l’augurio di pronta guarigione ai feriti”. Il Capo dello Stato ha inoltre manifestato vivo apprezzamento a quanti si sono impegnati nelle difficili operazioni di soccorso.  Il bilancio della bomba d’acqua che ha colpito Refrontolo questa notte è di quattro morti e 8 feriti, 6 dei quali ancora in ospedale.

IL BILANCIO Intanto, in mattinata  al municipio di Refrontolo, in provincia di Treviso, il presidente della Giunta regionale del Veneto, Luca Zaia e il sindaco di Refrontolo, Loredana Collodel, insieme ai rappresentanti dei servizi e delle strutture impegnate nei soccorsi nella località colpita la notte scorsa dalla bomba d’acqua che ha causato distruzione e morte, hanno fatto il punto della situazione.  Zaia ha parlato di “tragica fatalità” e ha chiesto lo stato di emergenza. “Oggi è un giorno di lutto e dolore” ha aggiunto. 

 

GALLETTI: PRIORITÀ MESSA IN SICUREZZA E PREVENZIONE  “Siamo profondamente addolorati per le morti provocate dal maltempo nel Trevigiano. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza va alle loro famiglie e alle persone rimaste ferite”. Ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Un dramma del genere – aggiunge Galletti – deve far riflettere sulla fondamentale importanza della messa in sicurezza del territorio, ma soprattutto delle politiche di prevenzione per rispondere alla fragilità strutturale del suolo italiano”.

ALFANO: SOCCORSI SIANO EFFICACI “Siamo vicini al dolore dei familiari delle vittime e ai feriti e siamo in campo, con tutte le forze possibili e l’energia necessaria, perché i soccorsi siano efficaci e veloci, come la gravissima emergenza richiede”.  Ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano con riferimento alla tragedia che ha colpito il Trevigiano. “Ogni forma di aiuto per la popolazione colpita sarà contemplata, coscienti che, purtroppo, nulla potrà essere bastevole a restituire le vittime ai loro cari, ma consapevoli che tantissimo si può e si deve fare per alleviare le condizioni della popolazione e per l’eventuale recupero di altri sopravvissuti.  Grazie di cuore a tutti coloro che stanno adoperandosi per i soccorsi e ai volontari che danno un contributo essenziale in questa difficile fase”.

 

 

COLDIRETTI: NON SOLO REFRONTOLO, 5 MLN ITALIANI A RISCHIO “In Italia sono ben 6633 i comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico (l’82% del totale) con più di 5 milioni di cittadini che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate pericolose per frane ed alluvioni, soprattutto in una situazione in cui si moltiplicano gli eventi estremi e catastrofici per effetto dei cambiamenti climatici”. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere cordoglio per le vittime dell’alluvione provocata dalla bomba d’acqua caduta  nella zona di Refrontolo che ha fatto tracimare il torrente Lierza nel Trevigiano in Veneto dove il 56 per cento dei comuni e a rischio. “Un dramma che mette in evidenza ancora una volta la vulnerabilità del territorio nazionale dove a causa delle frane e delle alluvioni  sono morte – sottolinea la Coldiretti – oltre 4mila persone dal 1960 ad oggi mentre gli sfollati e i senzatetto per le sole inondazioni superano rispettivamente i 200 mila e i 45 mila secondo i dati elaborati dal Cnr-Irpi. A questa situazione – denuncia la Coldiretti – non è certamente estraneo il fatto che nell’ultimo trentennio per la mancanza di concrete opportunità economiche e sociali sono praticamente dimezzati gli agricoltori presenti nelle aree marginali dove svolgevano una opera quotidiana di manutenzione del territorio, dei boschi e dei corsi d’acqua. In questo periodo in Italia quasi 3 milioni di ettari di terreno coltivato, pari alla superficie della regione Sicilia e Val d’Aosta assieme, sono stati cementificati in pianura o abbandonati in montagna e collina dove ha prevalso l’incuria e si sono moltiplicati i rischi. I cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con trombe d’aria, grandinate e vere e proprie bombe d’acqua, si abbattono su un terreno reso piu’ fragile dalla cementificazione e dell’abbandono delle aree marginali, ma anche – conclude la Coldiretti – della mancanza di una programmazione adeguata che valorizzi il ruolo di chi vive e lavora sul territorio come gli agricoltori”. (red – 3 ago)

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