Lubiana – Ripulire l’Adriatico dai rifiuti significa anche andare a caccia del micro-inquinamento. Nell’acqua, sulle coste e sui fondali, infatti, non si trovano solo reti da pesca, bottiglie di plastica e pneumatici. I “nuovi” imputati comprendono microgranuli di dentifrici, micropolveri di cosmetici, particelle prodotte dallo sminuzzamento di oggetti di plastica, microfibre tessili e altro ancora. Questi rifiuti invisibili o quasi, più piccoli di 0,3 millimetri, possono essere ingeriti dai pesci e da altri organismi marini e finire nella catena alimentare. I ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia sono al lavoro per sviluppare un metodo di analisi dell’inquinamento da microplastiche sulle coste adriatiche italiane, nell’ambito del progetto DeFishGear, che coinvolge 15 partner da Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia. Finanziato con più di 5 milioni di euro dal programma europeo IPA Adriatic CBC, vede come capofila il National Institute of Chemistry di Lubiana (Slovenia). L’Italia schiera, oltre all’ateneo veneziano, ISPRA, ARPA Emilia Romagna, Consorzio Mediterraneo, e Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. (9colonne)