– Roma, 13 lug – I bimbi italiani, rispetto ai coetanei europei e americani, sono i meno tutelati dalla visione su grande schermo di immagini, scene o linguaggi inadatti alla loro età. E’ questo il risultato che emerge da una ricerca ‘Relazione sul sistema di censura cinematografica’(in allegato) condotta dagli esperti dell’Osservatorio Media del Moige – Movimento Italiano Genitori, di cui Maria Rita Munizzi è presidente. L’indagine, che prende in considerazione alcuni film dai contenuti particolarmente violenti, spaventosi o ricchi di allusioni sessuali, ha tenuto conto della classificazione e degli eventuali divieti di visione per fasce d’età, attribuiti da Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Ciò che risultata – i dati sono dati verificabili scorrendo le tabelle comparative delle pagine 3 – 5 della relazione – è che nella maggior parte dei casi gli stessi film che all’estero sono vietati ai minori di 18 anni da noi sono permessi ai 14enni o addirittura a tutti senza restrizioni. “E’, solo per parlare di un film ancora nelle sale, il caso di Turistas, un film che contiene molte scene di sconvolgente violenza, che fa ampio ricorso a scene di nudo e che ha anche dei richiami all’utilizzo di droghe. Questo film in Italia è stato vietato ai minori di 14 anni, e non a quelli di 18, scelta invece fatta da Regno Unito e Germania, mentre negli Usa il divieto era per i minori di 17 anni. Un altro esempio, ottimo per capire quanto sia basso il livello di protezione dei bimbi italiani, è quello del film Apocalypto, di cui molto si è parlato. In Italia la visione del film era permessa a tutti, nonostante le tante sequenze di violenza estrema, negli Usa invece per vederlo bisognava aver compiuto 17 anni, nel Regno Unito e in Germania 18 anni, in Francia almeno 12 anni. Per non dire del film The number 23 che in Italia è uscito nelle sale senza limitazioni d’età mentre in Inghilterra bisognava avere almeno 15 anni, in Germania 16 anni e negli Usa 17 anni. Se i bimbi sono stati ammessi alla visione di questi film è perché i produttori lo hanno chiesto e hanno votato a favore in commissione. Non si capisce come si possa pensare di affidare al loro giudizio la tutela dei minori” dice la presidente del Moige Maria Rita Munizzi. (SEGUE)