Era stato a Gaza tante volte: la prima nel dicembre 2006, per testimoniare gli scontri intestini tra Hamas e Fatah, l’ultima (prima di adesso) nel dicembre 2012 per l’operazione israeliana “Pillar of Defense”. Ma anche per la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, per il raid alla flottiglia turca diretta a Gaza, e tante altre volte in Israele. L’operazione ‘Margine Protettivo” però gli è stata fatale: Simone Camilli, 35 anni, giornalista professionista, fotoreporter dell’Associated Press, romano del quartiere Monteverde, è morto questa mattina a Beit Lahiya, ucciso dall’esplosione di una granata di un tank israeliano di cui stava filmando le operazioni di disinnesco da parte di tre artificieri palestinesi, morti anche loro insieme all’interprete di Camilli. Disperato il papà di Simone, Pier Luigi Camilli, sindaco del Comune di Pitigliano, nel grossetano: “Con Simone avevo parlato l’altro giorno. Gli avevo detto di stare attento ma mi aveva risposto di non preoccuparmi, che la situazione era tranquilla”. La Farnesina, che ha ben presto confermato la triste notizia, data per prima dal ministero degli Esteri palestinese, ha espresso cordoglio alla famiglia: “La morte di Simone Camilli è una tragedia, per la famiglia e per il nostro Paese”, ha detto il ministro Federica Mogherini. “Ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni e per la seconda volta in pochi mesi piangiamo la morte di ragazzi impegnati con coraggio nel lavoro di reporter”. Ma al là dell’episodio “se ve ne fosse stato bisogno, l’uccisione di Simone dimostra ancora una volta quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente”. Il Comune di Pitigliano, in segno di lutto, ha cancellato tutti gli eventi culturali estivi in programma in paese. (PO / Sis – 13 ago)