Reggio Calabria, 23 lug – Allestito nell’antica vaccheria restaurata da Sila Barracco , tra le montagne dell’Appennino calabro, è nato il museo storico narrante dell’emigrazione italiana “La Nave della Sila”, che si prefigge di presentare ai visitatori il drammatico fenomeno attraverso documenti, foto e filmati. Il museo, creato dalla Fondazione Napoli 99 e a cura di Gian Antonio Stella, si pone dunque l’obiettivo di contribuire a colmare un ingiustificabile vuoto di memoria storica e civile in una Regione che ha vissuto, più delle altre, questa drammatica esperienza. Protagonista il popolo, in particolare quello calabrese, che ha subito in particolar modo l’emigrazione come piaga sociale, e per tale motivo i percorsi del museo descrivono le vicende per le vie del mondo di una famiglia di Morano Calabro, con uno sguardo d’insieme ha un respiro nazionale. “L’intenzione è stata quella di coniugare la ricerca scientifica, con documenti, immagini e musiche, con la ricerca della memoria andando a toccare i sentimenti drammatici dell’emigrazione italiana – dichiara Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli 99 -. Così vengono rappresentante, con le luci, i rumori e anche gli odori di quei luoghi, le angosce, le speranze, la nostalgia e il dramma di un popolo che è costretto a lasciare la propria terra per nuove terre. Le loro avventure sono tragedie, traumi, ma sono anche un’epopea, perché è una storia fatta da grandi uomini, forti e intraprendenti che sono riusciti a ricreare la loro terra all’estero e hanno contribuito alla costruzione di quella che li ospitava”. La scenografia è quella di una nave, o meglio di un bastimento, ricca di suggestioni grazie alla scenografia e a un sapiente uso delle luci, dei tendaggi, degli spazi, che vuole offrire un’immagine epica dell’avventura degli emigranti, ma allo stesso tempo scientifica ed emozionale.
Straordinarie fotografie, illustrazioni e copertine di vecchie riviste, resa possibile dalla generosità di una miriade di fondazioni, istituti, agenzie fotografiche, case editrici e collezionisti privati (dalla Fondazione Cresci , alla Fondazione Agnelli, dal Corriere della Sera all’Istituto Luce), sono i protagonisti dell’esposizione, accompagnata dai testi di Gian Antonio Stella che raccontano la nostra storia attraverso i numeri e le poesie, le testimonianze letterarie e le statistiche, le avventure di interi villaggi, di singole famiglie, di uomini e donne e bambini. Sono tre i fumaioli della “Nave”, ciascuna caratterizzata da un approfondimento: nel primo vi è una saletta musicale, dove si possono scegliere, in un vasto repertorio curato dal maestro Gualtiero Bertelli, le canzoni di emigrazione da ascoltare, nel secondo è stata ricostruita un piano di una terza classe che, con l’ausilio di foto, rumori e odori consentono di capire in quali disperate condizioni viaggiasse chi partiva per “la Merica”, nel terzo un intera sala è dedicata ai filmati dell’Istituto Luce, dove è possibile visionare parte dei filmati dedicati al tema. In una delle due maniche a vento, è invece alloggiato un computer con la storia della famiglia calabrese, e nella seconda uno contenente la memoria, nome per nome, degli sbarchi dei calabresi in America. Al piano superiore, una grande sala attrezzata ospita convegni e conferenze, mentre nell’aula didattica hanno luogo proiezioni e incontri sul tema. E’ inoltre in corso di realizzazione la biblioteca che sarà man mano arricchita da tutto ciò che è stato scritto sull’emigrazione italiana, con una raccolta di film e documentari. Un’altra sala ospiterà infine alcune postazioni internet dove gli utenti saranno pilotati, grazie a una serie di link, alla scoperta dello sconfinato e spesso sconosciuto mondo degli italiani sparsi dall’Australia al Brasile, dal Canada all’Argentina.
Il museo si trasforma dunque in un’immagine iconografica che vuole dare come messaggio “il recupero della memoria, contro una società che ha voluto dimenticare la sua storia, quasi come se fosse una vergogna – continua Mirella Barracco – e dunque per cancellare un trauma che è stato causato da un’economia in crisi, da uno Stato che non ha saputo aiutare i suoi cittadini. E’ anche per tale motivo che il museo promuove spesso degli scambi interculturali tra giovani di origine italiana residenti all’estero, che partecipano ai programmi di studio in maniera sempre entusiasta. Vogliono ricordare l’Italia, vogliono recuperare le loro origini, e soprattutto vogliono creare un ponte tra la terra d’origine e le Nazioni che li hanno ospitati: ricreare questo legame – conclude Barracco – è come ricucire i fili spezzati della memoria”.