Trento, 25 lug – Anno dopo anno la festa dell’emigrazione si conferma uno degli appuntamenti più amati dai trentini. In questa occasione, infatti, l’intera comunità ricorda uno degli eventi che più l’hanno segnata: la partenza, dalla seconda metà del XIX secolo e fino agli anni ‘60 dei XX, di migliaia di trentini alla volta del Brasile, degli Usa, del Cile, dell’Australia, del Belgio e di tanti altri paesi. Il benessere di oggi si spiega in parte anche così – come spesso sottolineato dall’assessore provinciale all’Emigrazione di Trento Iva Berasi – perché la partenza degli emigrati significò da un lato ‘alleggerire’ il peso che tante famiglie povere portavano in quegli anni e dall’altro, con l’invio in patria delle rimesse dall’estero, mettere a disposizione di chi era rimasto il denaro necessario per cominciare a migliorare il proprio tenore di vita. Festeggiare l’emigrazione significa quindi assumersi una responsabilità importante: è quanto ha sottolineato stamani anche l’assessore Mucchi, il quale ha confessato di avere accolto la proposta di tenere questo appuntamento a Cles anche con un certo timore. “Ma l’occasione era troppo importante per lasciarsela scappare – ha proseguito –; essa ci consente non solo di riandare alle nostre radici, al nostro passato, ma anche di interrogarci sulla realtà odierna di una valle dove il benessere è altissimo, e dove quindi è forse venuto il momento di iniziare un’altra svolta: investendo in istruzione, in cultura, in apertura internazionale”. (SEGUE)