C’è molta discussione sulle effettive capacità realizzative di Matteo Renzi, mentre sono pochi quelli che dubitano delle sue straordinarie doti di comunicatore. Tra i pochi c’è il professor Riccardo Puglisi, dell’università di Pavia, che in questi giorni su lavoce.info ha segnalato un rischio logoramento nella comunicazione di Matteo Renzi, l’uomo politico che con Beppe Grillo è stato un pioniere nell’uso dei social network in Italia.
Il professore riconosce a Renzi il merito di aver saputo creare attenzione e consenso attorno a sé usando soprattutto Twitter di cui sapeva servirsi già 5 o 6 anni fa, quando era ancora presidente della provincia di Firenze. Lo stile comunicativo poi si è evoluto ma è sempre rimasto all’avanguardia. Gli hashtag (una parola preceduta dal segno del cosiddetto “cancelletto”) sono ad esempio un modo per creare popolari argomenti di conversazione, e Renzi ne ha fatto largo uso, fin troppo verrebbe da dire pensando a quel memorabile “Enrico stai sereno”, cui purtroppo non è mai seguito un “enrico scusa avevo fretta”.
Gli hashtag permettono di seguire le diverse fasi della proposta e della carriera politica di Renzi, dalla rottamazione del 2011, al “cambiaverso” delle primarie 2013. Nella fase del governo si comincia con un baldanzoso “Italia riparte” per indicare una nuova fase di crescita e di riforme ma dopo l’estate – con l’emergere di brutti dati economici – si propongono slogan più cauti come “mille giorni” e “passodopopasso”.
La comunicazione politica di Matteo Renzi, secondo il professor Puglisi, ora rischia di stancare, e il millesimo hashtag è destinato a diventare noioso e indigesto, a meno che non sia un capolavoro di intelligenza e umorismo.
Un effetto saturazione che lo scrittore Pitigrilli riassumeva così: “il primo uomo che disse a una donna ‘sei bella come una rosa’ fu un poeta. Il secondo, fu un cretino”. (9 set)