Roma, 31 lug – Si è concluso con gli incontri di Santa Cruz, in Bolivia, il viaggio del viceresponsabile per i Ds degli italiani nel Mondo, Eugenio Marino, in America Latina. In Bolivia, spiega Marino, “la comunità italiana non è molto numerosa, ma in compenso è poco aggregata, soprattutto dopo alcuni spiacevoli eventi di cronaca di qualche anno fa che hanno visto coinvolti proprio degli italiani. Qui, dunque, il Partito Democratico può essere in questo Paese proprio quello strumento capace di aggregare e motivare la comunità italiana per sviluppare la partecipazione sociale, culturale e politica. Per far questo si stanno mobilitando un gruppo di giovani tra i trenta e i quaranta anni di recente emigrazione e con la voglia di fare politica e partecipare al processo di formazione del PD, a cominciare dalle primarie di ottobre e dall’allestimento di un seggio a Santa Cruz. La Bolivia oggi vive una fase politica complessa, ma allo stesso tempo di positivo cambiamento e i nostri connazionali guardano a tutto ciò con interesse e speranza. Per questo vogliono intensificare i rapporti e le relazioni di amicizia, culturali, economiche e politiche con l’Italia, soprattutto attraverso l’azione del Partito democratico in Italia e in loco”. Eugenio Marino ha visitato fra le altre cose la missione francescana di Padre Tarcisio Ciabatti e la sua scuola di Tekove Katu. “Questo religioso – commenta – persona squisita, colta e di grande semplicità, vive in Bolivia da 31 anni, aiutando gli indigeni guaranìes in una campagna, una delle più povere del Paese, dove solo pochi anni fa è arrivata l’acqua corrente e la strada asfaltata tra Bolivia e Argentina. Nella sua missione, grazie ai contributi raccolti con la beneficenza, ai progetti delle Ong e all’aiuto di qualche istituzione italiana, ha creato una scuola di salute pubblica per far fronte alla necessità di un’assistenza sanitaria di base per i popoli nativi. Un impegno, dunque, che passa attraverso la formazione di personale adeguato per rafforzare servizi di salute, anche in conformità alla cultura indigena e incentivando la ricerca scientifica. La regione Guaranì, infatti, presenta problemi di salute tali da renderla un’area ad elevato rischio”. “Considero dunque molto positiva e formativa, anche a livello umano – prosegue – questa visita alla missione: sarebbe bello poter lavorare affinché le scuole italiane (dove si forma la società del futuro) organizzassero visite in posti del genere”. Al suo ritorno dall’America Latina Marino è ripartito quasi immediatamente: destinazione Podgorica, nella neonata Repubblica democratica del Montenegro, dove si è tenuto, alla presenza di Luis Ayala, segretario generale dell’Internazionale Socialista, il VI congresso nazionale dei Socialdemocratici montenegrini. “I Socialdemocratici – spiega l’esponente Ds – rappresentano in Montenegro un partito autenticamente socialdemocratico, che persegue gli ideali di pace, integrazione multietnica e multireligiosa sia interna che internazionale, lo sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, la crescita economica attraverso un piano di riforme e consolidamento delle istituzioni e attraverso un processo di privatizzazioni a cui corrisponda un’equa ridistribuzione della ricchezza. Nell’Sdp sono convinti che tutto ciò vada fatto nell’ambito dell’integrazione europea e stanno percorrendo tutte le tappe imposte agli aspiranti per entrare prima possibile, a tutti gli effetti, nell’Unione europea e adottano già l’euro come moneta locale”. “Questi principi – aggiunge Marino – sono stati ribaditi nella relazione di apertura del congresso, dal presidente dell’Sdp, secondo il quale occorre, oggi più che mai, accelerare in questa direzione per rafforzare la democrazia, la giustizia e l’accesso di tutti alla sfera dei diritti e per poter entrare prima possibile nell’Ue. Grazie a questa politica, i Socialdemocratici sono oggi un partito di governo, anche se piccolo, in una coalizione a due con un altro partito socialdemocrtatico, il Dsp. Grazie a questa politica, il Montenegro è divenuto una realtà concreta di come si possa raggiungere l’autonomia e l’indipendenza in maniera pacifica e democratica e allo stesso tempo rappresenta una speranza di pace, democrazia e stabilizzzazione nell’area balcanica, a cui molti guardano con interesse”. “Questo piccolo Paese infatti – conclude Marino – ha ottenuto l’indipendenza dalla Serbia con un processo democratico pacifico e con una consultazione referendaria solo un anno fa, nel giugno 2006, e subito è stato riconosciuto quale Stato sovrano”.