(19 set ) Dal Mozambico all’Islanda, con l’Italia come tappa obbligata. E’ il percorso che ha fatto fin qui “Maputo, a low budget dream”, il docufilm che rappresenterà il nostro paese al Rejkyavik International Film Fest dal 25 settembre al 5 ottobre. Un film che svela, attraverso alcuni dei suoi personaggi più significativi, la vita di una città che rappresenta “l’Africa metropolitana, un cosmo pieno di vita, sofferenza e speranza” come spiega Mario Martinazzi, bresciano di 32 anni, regista della pellicola e co-autore del soggetto insieme a Timi Gaspari, italiana da molti anni residente in Mozambico. Una scelta, quella di puntare la telecamera sul Mozambico, dettata dal fatto che questo “non è solo un paese africano in forte crescita economica – visto che l’idea era quella di raccontare una città divisa fra gli stili di vita africani e quelli che porta il benessere occidentale – ma è anche un paese con cui l’Italia ha sempre avuto molti rapporti”: da quelli commerciali, più che mai attivi, a quelli diplomatici (si deve alla mediazione italiana, in particolare della Comunità di Sant’Egidio, la fine della sanguinosa guerra civile del 1992). Ma “Maputo, a low budget dream” non restituisce soltanto il solito sguardo eurocentrico, spesso falsato, sulla realtà africana: l’occhio del narratore attorno al quale gira tutto il documentario, Mambucho, è infatti quello di un vero regista locale, che avverte l’urgenza di raccontare la sua città, e che sta girando il suo film low-budget (da cui il titolo) fra immense difficoltà. Una sorta di meta-docufilm dunque, pensato perché, spiega Martinazzi, “non voglio raccontare la storiella dell’africano povero e malato ma comunque felice e con il sorriso. A Maputo si vive anche molto male. E si muore anche molto facilmente. Tant’è che alcuni personaggi che compaiono del film oggi non sono più fra noi. L’intento era quello di capire come le persone vivessero in un paese dove la speranza per il futuro fa parte del quotidiano. Quello che ho trovato è stato un cosmo caotico, apparentemente privo di senso ma carico di poesia e di vita”. Un cosmo popolato di personaggi da raccontare, “dal chitarrista in cerca di un videoclip a un vecchio guardiano che continua a sorvegliare un cinema ormai chiuso da anni, dalle ‘fauna’ delle discoteche di lusso sulla baia alle persone che vivono nella discarica più grande del paese”. (Sis)