Questa domenica ci ha regalato l’immagine di Alessandro Florenzi, campioncino della Roma e della nazionale, che dopo aver segnato il gol del 2 a 0 contro il Cagliari corre esultando verso la tribuna, scavalca la recinzione, sale qualche gradone, bacia e abbraccia la nonna per poi ridiscendere precipitosamente in campo, dove lo attende l’inevitabile ammonizione, perché nel calcio è vietato abbandonare il terreno di gioco sia pure per nobili motivi. La nonna, che si chiama Aurora e ha 82 anni, si è ovviamente commossa e con lei la stampa tutta. C’è chi ha parlato di immagine anni 50 e di meraviglioso anacronismo, chi ha scomodato Guccini o Pascoli.
Ma forse con quel bacio il 23enne Florenzi ha voluto semplicemente saldare un piccolo debito generazionale, segnalare con un gesto simbolico ciò che tutti sappiamo e che cioè senza i nonni e soprattutto le nonne la società italiana sarebbe da tempo naufragata.
E’ l’Italia l’unico paese europeo in cui il 33 per cento dei nonni si occupa quotidianamente di un nipote. In Francia questa percentuale non supera il 9, in Olanda il 2. Gli anziani giocano un ruolo decisivo anche perché in Italia la copertura degli asili nido pubblici si attesta attorno al 12%, e nel Sud non arriva nemmeno al 5.
Il 45% dei capifamiglia interpellati dal Censis ammette che senza il sostegno economico dei nonni sarebbe stato impossibile acquistare la prima casa o provvedere alla formazione dei figli. Tra i record europei dei nonni italiani c’è anche quello del tempo procapite destinato ai nipoti: oltre 1400 ore l’anno, dunque quasi un full time. Il lavoro “senza prezzo” dei nonni è indispensabile per il sostentamento dei circa 6 milioni di famiglie che non riescono a far fronte alle spese con il proprio reddito. Nella solidarietà tra generazioni, le parti si sono dunque invertite: ora non è più Enea che si carica sulle spalle Anchise. Bravo Florenzi, che tutto questo lo sa o lo ha intuito. (23 set)