“La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, continua ad esercitare la sua funzione di sorveglianza. Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri per l’assistenza e la diagnosi identificati presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano. Si ribadisce comunque che, grazie all’assenza di voli diretti per il nostro Paese a partenza dai tre Paesi colpiti in Africa Occidentale e dalla Repubblica Democratica del Congo, l’ipotesi di un trasferimento in Italia di un caso di infezione ancora in fase asintomatica continua a presentare una probabilità molto bassa”. E’ quanto sostiene Massimo Galli, docente di Malattie Infettive all’Università di Milano e segretario della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali commentando il malato di Ebola negli Stati Uniti.
L’ITALIA È IN GRADO DI CONTROLLARE IL VIRUS – “L’Italia è certamente un Paese in cui è possibile, seppur poco probabile, che arrivi l’infezione, ma è sicuramente in grado di controllarla – sottolinea Massimo Andreoni, presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali -. Essendoci un periodo di incubazione di 21 giorni, chiunque potrebbe partire sano e tornare con il virus. Ma se dovesse arrivare l’Ebola, si tratterebbe di singoli casi: l’epidemia dovrebbe essere scongiurata”. Gli specialisti ricordano che il contagio può avvenire solo in caso di contatto diretto con la persona infetta. Ma attenzione anche a non provocare forme di razzismo: Simit raccomanda di non estendere impropriamente il sospetto di infezione da virus Ebola a persone provenienti da altri Paesi africani e da Paesi in cui l’epidemia sembra essersi conclusa, come la Nigeria, o essersi limitata a un solo caso isolato, come il Senegal. (Red – 2 ott)