(8 ott) Le imprese edili italiane crescono all’estero: a dirlo è il Rapporto 2014 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo, presentato dall’Ance questa mattina a Villa Madama, congiuntamente con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Fatturato prodotto all’estero più che triplicato in meno di dieci anni (dai 3 miliardi del 2004 al 9,5 del 2013), produzione aumentata dell’8,60%, portafoglio di commesse acquisite all’estero arricchito di 319 nuovi lavori per complessivi 17 miliardi di euro: numeri importanti, soprattutto se confrontati con la difficile situazione del mercato a livello nazionale. Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, accende i riflettori proprio su questo punto: “Non c’è più attività in Italia e la ripresa del mercato interno dipende dalle politiche scelte a livello europeo; è indispensabile una svolta in politica economica che faccia in modo da far riprendere la nostra edilizia”. La crescita delle imprese all’estero, comunque, è dovuta “non solo alla bravura delle aziende – commenta Buzzetti -, ma anche alla forte collaborazione con la Farnesina, una sinergia nuova che ha favorito un modello di successo”. Il viceministro degli Affari esteri, Lapo Pistelli, sottolinea il “cambiamento della Farnesina che lavora nei mercati sempre più difficili”. La nuova denominazione, Maeci, ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, “non è un vezzo estetico – afferma Pistelli -, ma uno dei tanti cambiamenti introdotti: il modo in cui si fa cooperazione sta cambiando e si presenta con nuovi strumenti e interventi che ci permettono di cogliere diverse opportunità”. “Una volta le missioni di Sistema erano l’unico modo per essere presenti all’estero – continua il viceministro -, ora non è più così, esistono diverse missioni, di scouting nelle aree ancora da conoscere e di follow up per continuare a coltivare il seme che è stato piantato”. La tecnologia italiana, insieme al lavoro di diplomazia economica, ha portato nell’ultimo anno al raddoppio del valore delle commesse acquisite nei Paesi del G20, notoriamente molto più competitivi e difficili da penetrare. Oltre ai tradizionali comparti delle autostrade e delle ferrovie le imprese italiane stanno conquistando fette di mercato anche nell’ambito di impianti ambientali, edilizia sanitaria, hotel e centri di ricerca. Secondo il viceministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, “la geografia dei nostri interessi sta cambiando; in una situazione post-crisi ci sono mercati in tendenza di chiusura e altri di apertura, questo presuppone una riflessione più dettagliata di dove esportare”. Quello analizzato questa mattina è il settimo Rapporto presentato congiuntamente da Ance e ministero, e questo, per il segretario generale del Maeci, l’ambasciatore Michele Valensise, è “un motivo di soddisfazione, perché siamo convinti che il nostro ruolo in questo comparto non è marginale”. “Il nostro impegno – continua Valensise – è sapersi dotare di una rete aggiornata in linea con le esigenze di un mondo in trasformazione”. Questo si riflette nell’apertura di nuove sedi: “In Turkmenistan abbiamo aperto una nuova ambasciata, è un segnale che vuole dimostrare che siamo con le imprese e con le loro attività”. Il Rapporto, quindi, dimostra come il brand Made in Italy è apprezzato in tutto il mondo, soprattutto nel settore dell’edilizia. “Ovunque ci riconoscono la capacità di costruire bene le case – afferma Buzzetti –, è un meccanismo che funziona e nonostante il pessimismo del mercato interno, le nostre aziende sono in grado di fornire il meglio a livello globale”. (Sip)