Delle quasi 4000 proposte di legge presentate dai nostri deputati e senatori, solamente 26 sono diventate legge. Si tratta dello 0,66%. In compenso negli ultimi 20 anni di attività parlamentare il governo Renzi è quello che più ha abusato del voto di fiducia. Secondo i dati forniti da Openpolis il tasso di leggi approvate dopo aver posto la questione di fiducia, che fa decadere tutti gli emendamenti, è schizzato in questa legislatura all’80%. Prima il record era di Monti, con un tasso che era però quasi la metà di quello di Renzi.
La frequenza dei voti di fiducia è un altro indice del progressivo spostamento di poteri dal Parlamento al Governo. Non solo 8 leggi su 10 sono di origine governativa, ma lo spazio nell’agenda politica per la discussione si sta riducendo sempre di più. Anche questo spiega perché siano fortemente diminuiti il protagonismo e la visibilità dei gruppi parlamentari.
Se questo vale per tutti, per i senatori e deputati del Movimento 5 Stelle c’è qualche problema in più. Il primo è di carattere interno, come dimostra il fatto che in seguito a contrasti di varia natura in Senato il gruppo si è ridotto in pochi mesi da 54 a 40 membri. Ma il problema più serio sembra di carattere politico. Se subito dopo le elezioni del 2013, quando si trattava di formare un governo e di eleggere il successore di Napolitano, i parlamentari grillini erano stati al centro dei giochi, e le loro ripetute esibizioni di intransigenza in diretta streaming erano state argomento di infinite e appassionate discussioni, ora i 5Stelle sembrano scomparsi dai radar.
Il rischio dell’irrilevanza è palbabile, accresciuto da quel patto tra Berlusconi e Renzi, detto del Nazareno, che cancella ogni ipotesi di maggioranza diversa da quella attuale. Per rientrare in gioco, Grillo deve inventarsi qualcosa di diverso dai suoi straordinari comizi. (13 ott)