Roma, 17 ago – Scritte che inneggiano a Rudolf Hess, il criminale nazista condannato al carcere a vita al processo di Norimberga; e ancora, lo slogan “Roma città aperta rifiuta i fascisti” cancellato e la firma “azione antifascista”, che diventa “azione fascista”. Queste le scritte comparse stamani su un muro a Porta Maggiore, nel centro della capitale, che sono state fatte, presumibilmente, in concomitanza con il ventennale della scomparsa di Hess, trovato suicida all’età di 93 anni nel carcere di Spandau. Le nuove scritte fasciste hanno indignato di nuovo il mondo politico, primo tra tutti il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, che è prontamente intervenuto per definire l’episodio “estraneo alla cultura” di Roma. “Anche oggi scritte estranee alla cultura di questa città hanno ferito prima l’intelligenza che il decoro urbano del muro della ferrovia a Porta Maggiore – ha detto in una nota il governatore del Lazio- Perché inneggiare a una storia che tanti danni e tanta sofferenza ha provocato a questo paese è innanzitutto espressione di una profonda ignoranza e dell’incapacità di alcuni individui di confrontarsi con il rispetto di quella società di cui, più o meno consapevolmente, fanno comunque parte”. Stessi toni per il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, secondo il quale “inneggiare ad uno dei maggiori artefici della tragedia della Seconda guerra mondiale” è “un vero proprio abbaglio dovuto al sole e al caldo di agosto. Occorre vigilare – spiega Gasbarra – affinché gesti del genere non abbiano spazio e soprattutto non deturpino e non offendano più una città come Roma, capitale dell’accoglienza e della solidarietà”.
Le scritte di Porta Maggiore allarmano soprattutto se ricollegate a un altro episodio accaduto nella capitale lo scorso 28 giugno: un raid fascista a Villa Ada, dove si teneva il concerto della Banda Bassotti, gruppo musicale da sempre vicino alla politica di sinistra, che ha visto il ferimento di tre spettatori e di un carabiniere. Proprio ieri il sindaco Walter Veltroni aveva chiesto che si continuasse a fare luce su quanto accaduto Villa Ada, ipotizzando, al termine di una telefonata col prefetto della capitale Achille Serra, l’accusa di tentato omicidio per i responsabili dell’aggressione. E proprio a Serra si è rivolto oggi il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, secondo il quale le scritte di Porta Maggiore “confermano l’esigenza di non abbassare la guardia e di garantire l’indispensabile continuità all’azione di polizia volta a impedire il ripetersi di episodi come quelli dei mesi scorsi a Roma”. “E’ compito del prefetto Serra – ha aggiunto il senatore del Prc – esercitare la massima vigilanza e prevenzione per impedire che Roma, a partire dalle aggressioni fasciste, precipiti di nuovo in una spirale di violenza come quella degli anni ’70”.