Roma, 17 ago – Quattro famiglie su dieci si lamentano per l’aria inquinata, oltre tre su dieci si scagliano anche sull’inquinamento acustico. La situazione fotografata dall’Istat nell’Annuario delle statistiche ambientali tra il 2005 – 2006, non lascia dubbi: l’Italia risente di inquinamento e rumore. Ben il 41,7 per cento delle famiglie italiane afferma di abitare in una zona in cui l’aria è inquinata, mentre il 22 per cento è costretto a convivere con i cattivi odori. Per il restante 37,8 il problema riguarda i rumori martellanti. Insomma, le proteste più forti riguardano soprattutto lo smog. Negli ultimi anni, dal 2002 al 2004, si è ridotta progressivamente l’emissione di benzene, ridottasi dalle 13 mila tonnellate del 2002 alle 11 mila tonnellate del 2004, e di microparticelle PM10 (da 169 mila tonnellate del 2002 alle 166 mila tonnellate del 2004). Nel 2005 il 41,7 per cento delle famiglie italiane ha dichiarato la presenza di problemi relativi all’inquinamento e oltre il 22 per cento quella di odori sgradevoli nella zona di abitazione. Il 56,6 per cento delle famiglie si registra in Lombardia per le segnalazioni sull’inquinamento ed in Campania (32,4 per cento) per gli odori sgradevoli. Dati supportati anche dalla evidente “comodità” degli italiani che continuano a preferire l’automobile. Negli ultimi decenni si è verificato un aumento delle emissioni inquinanti dovuto all’incremento complessivo della domanda di trasporto, che è causato dalla crescita del parco veicolare, ma anche dall’aumento delle percorrenze e della cilindrata media delle autovetture. Il maggior numero di autovetture a benzina si trova, nel 2005, in Lombardia (circa 4 milioni), l’82 per cento delle quali sono catalitiche, seguita dal Lazio, con oltre 2 milioni e 300 mila vetture, il 76 per cento delle quali sono catalitiche.
Famiglie che si lamentano anche per problemi relativi all’inquinamento acustico. Nel 2005 il 37,8 per cento delle famiglie segnala problemi relativi all’inquinamento acustico. In Campania (50,8%), in Puglia (45,9%) e nel Lazio (44,6) quasi una famiglia su due segnala la presenza di disturbi da rumore. Fa riflettere, inoltre, il dato riguardante l’inquinamento delle acque marine costiere italiane. Il 6.4 per cento della costa italiana non è balneabile per motivi di inquinamento. Nel 2005, poi, l’acqua potabile “persa” lungo la rete è stata pari al 30,1 per cento di quella erogata. Qualche problema arriva anche dalla rete fognaria, classificata a seconda del grado di depurazione dei reflui: solo la metà dei comuni ha fogne “complete”.. Allarme anche per le acque dei fiumi italiani. I dati Istat mostrano come nel 2006 la portata del fiume Po (stazione di Pontelagoscuro) è diminuita del 40 per cento rispetto alla media degli ultimi trenta anni. Forti diminuzioni per lo stesso periodo si rilevano anche in altri importanti corsi d’acqua: -49,1 per cento per il Volturno, -39,7 per cento per l’Arno, -24,2 per cento per il Sele, -16,5 per cento per il Tevere.
Italiani che producono anche un bel quantitativo di immondizia. La produzione di rifiuti nel 2005, è ammontata a circa 32 milioni di tonnellate, pari a 540,5 kg per abitante. Di questi il 24,3 per cento è raccolto in modo differenziato, con una predominanza delle tipologie della carta e dei rifiuti organici. Dato allarmante, anche per quanto riguarda incendi e terremoti. Nel 2006 sono stati registrati in Italia 35 movimenti sismici superiori a magnitudo 4,0, contro i 17 verificatisi nel 2005 e i 14 del 2004. La regione maggiormente esposta è la Calabria dove il 63,8 per cento dei comuni è classificato a livello di alta sismicità, e vi risulta residente il 61,6 per cento della popolazione regionale. In termini di comuni ad alta sismicità, seguono le regioni Basilicata e Abruzzo, rispettivamente con il 34,4 e il 29,8 per cento, cui corrispondono il 38,4 e il 19,0 per cento della popolazione residente. In Sardegna tutti i comuni sono classificati con sismicità molto bassa. Situazione preoccupante anche per il settore industriale. Sono ben 1.086 le industrie a rischio incidente soprattutto nel settore chimico e petrolchimico. La maggior parte si trova in Lombardia. Più sicura, invece, risulta la Valle d’Aosta (0,4 per cento). Per quanto riguarda, invece, il settore energetico nel 2005 l’Italia ha consumato soprattutto energia derivata dal petrolio (43,1 per cento), dal gas naturale (36) e da fonti rinnovabili. Dato interessante è stata la crescita dei consumi, con un incremento del 26,5 per cento in dieci anni, ma con una produzione molto inferiore: infatti, è cresciuta la dipendenza dall’importazione di energia dall’estero Le fonti rinnovabili, che nel 1995 permettevano di produrre 41 miliardi di kilowattora, nel 2005 hanno raggiunto appena i 49 miliardi. La fonte “alternativa” più usata è quella idroelettrica (36 miliardi di kilowattora nel 2005), mentre resta basso l’uso di quella eolica (2,3 miliardi).