Il mese scorso, nei laboratori nazionali del Gran Sasso, un’equipe di fisici guidati dall’italiano Paolo Gorla ha portato un metro cubo di rame alla temperatura più vicina allo zero assoluto di sempre. La struttura, del peso di circa 400 chilogrammi, ha raggiunto i – 273,144 gradi centigradi ed è stata per 15 giorni il metro cubo più freddo dell’Universo. Il risultato è stato ottenuto a conclusione di quasi dieci anni di progettazione e conferma il solido primato della scienza italiana nella tecnologia dell’ultrafreddo.
E’ solo un esempio delle risorse di cui potrebbe disporre il nostro sistema industriale, se facesse quel salto di qualità da tutti auspicato.
Il fatto è che dall’inizio della crisi l’Italia ha perso più del 20% del proprio potenziale produttivo. In quattro anni, la produzione di autoveicoli è passata da 900 a 500 mila, quella di elettrodomestici bianchi da 27 a 16 milioni.
Ieri Unioncamere ha fatto sapere che nei primi 9 mesi di quest’anno sono fallite oltre 10 mila imprese, quasi il 20% in più in più rispetto al dato, già elevato, dell’analogo periodo del 2013.
Ci sarebbe dunque urgente bisogno di una politica industriale. E’ l’appello che l’economista Gianfranco Viesti ha affidato a “Cacciavite robot e tablet” un pamphlet scritto per il Mulino insieme al giornalista Dario Di Vico. Fra le tante proposte di Viesti c’è quella di un utilizzo più efficace di Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio postale, e che potrebbe sostenere investimenti di lungo termine nella manifattura. Di Vico non ci crede e pensa invece che lo Stato debba diminuire le tasse lasciando poi l’iniziativa a banche, fondi di investimento e multinazionali.
Sono ipotesi diverse ma comune è la consapevolezza che con la manifattura l’Italia sta smantellando anche il pilastro sui cui ha costruito il proprio benessere. (28 ott)