Parigi, 22 ago – Finisce la latitanza di Marina Petrella, ex membro delle Brigate rosse, catturata ieri dalla polizia a Val D’Oise, a nord di Parigi. Sulla donna, latitante da molti anni in Francia, pende da tempo una richiesta di estradizione in Italia. A rendere nota la notizia è stato il sito web di Le Figaro citando il ministero della Giustizia di Parigi. Il blitz è scattato nella notte, alla vigilia del compleanno della ex-leader dei Proletari armati per il comunismo, che domani compie 53 anni. Dopo una fuga di tre anni, la Petrella è stata fermata ad un controllo stradale ad Argenteuil. Oggi, la donna comparirà davanti al tribunale di Pontoise per la notifica dello stato di fermo secondo quanto previsto dalla procedura d’estradizione, su richiesta delle autorità italiane. Il dossier della brigatista, a quanto riferisce il ministero della Giustizia francese, “è trattato dalla Francia sul piano giudiziario come ogni altra classica richiesta d’estradizione. Spetterà – ribadisce – alla camera dell’istruzione della corte d’appello di Versailles pronunciarsi sulla validità giuridica degli elementi forniti dalle autorità giudiziarie italiane”. E’ stata la fruttuosa collaborazione tra l’Ucigos, diretto da Carlo De Stefano, e la Direzione dell’antiterrorismo francese a scrivere la parola fine sulla vicenda Petrella. Sorella del brigatista Stefano Petrella, la donna aderì al gruppo terroristico nel 1976, partecipando alle azioni militanti fino al 1982. Condannata il 6 marzo del 1992 durante il Processo Moro, fu riconosciuta colpevole dell’omicidio di un agente di polizia, tentato sequestro e tentato omicidio, sequestro ai danni di un magistrato, rapina a mano armata e attentati. La condanna definitiva arriva nel maggio del 1993. All’epoca della condanna inflittale dalla corte d’Appello di Roma, la Petrella era latitante in quanto scarcerata per decorrenza dei termini e aveva trovato da anni rifugio a Parigi. La sentenza venne poi confermata dalla Cassazione che annullò, con rinvio a un’altra sezione penale della Corte d’Appello di Roma, solo la sentenza nei riguardi di Eugenio Ghignoni, già coinvolto nel processo cosiddetto Moro-ter e condannato in secondo grado a 15 anni di prigione. Quello dell’estradizione dei terroristi italiani all’estero ritorna quindi un tema di discussione. Cinque anni fa un accordo tra i governi di centro-destra italiano e francese stabilì che gli ex brigatisti, responsabili di reati commessi prima del 1982, non sarebbero stati estradati. Per tutti coloro che invece furono responsabili di delitti posteriori a quella data, ogni caso sarebbe stato esaminato e l’estradizione non sarebbe stata esclusa. Così decisero il ministro della Giustizia francese Dominique Perben e il suo collega italiano Roberto Castelli. Prima di Petrella, il 18 marzo scorso, era toccato a Cesare Battisti, l’ex leader dei Pac, Proletari armati per il comunismo, che, dopo essere evaso da un carcere italiano nel 1980 e rifugiatosi in Francia 15 anni fa, si era dato alla latitanza il 22 agosto 2004 per sfuggire all’estradizione: la polizia lo catturò in seguito in Brasile. Ma è ancora lunga la lista dei protagonisti degli anni di piombo che si sono dati alla fuga diventando irreperibili. Una lista lunga 160 nomi. Un centinaio di loro potrebbero essere ancora rifugiati in Francia: da Giovanni Alimonti, leader delle prime Br-Pcc, condannato a 22 anni nel processo Moro, a Gregorio Scarfò, membro delle Br a Genova, con 10 anni di condanna, da Massimo Carfora degli Ncc a Guido Minnone, della colonna toscana delle Br. Una terra prediletta, la Francia, grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand, intrapresa dal presidente francese a partire dal 1985 con la quale la Francia garantì il diritto d’asilo ai rifugiati politici stranieri, particolarmente italiani, ricercati nei loro paesi per “atti di natura violenta ma d’ispirazione politica”, diretti contro qualunque stato, purché non diretti contro lo stato francese e purché gli autori avessero rinunciato ad ogni violenza politica. Altri hanno invece preferito il Sud America, come l’ex Br Alessio Casimirri, uno dei militanti che rapì Aldo Moro e che non fu mai catturato. In Nicaragua si sarebbe nascosto anche Manlio Grillo, ex attivista di Potere Operaio, condannato con sentenza definitiva a 18 anni per il “rogo di Primavalle”, verificatosi nel quartiere di Primavalle a Roma nel 1973, che causò la morte di due giovani di 8 e 22 anni, figli del Segretario della Sezione di Primavalle del Movimento Sociale Italiano. Tra gli irreperibili anche Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le Brigate rosse responsabili dei delitti Biagi e D’Antona. Si trova in Svizzera, invece, Alvaro Lojacono Baragiola, ex Potere Operaio e in seguito nelle Br. Che fu condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro e per l’omicidio dello studente di destra Mikis Mantakas avvenuto a Roma nel 1975. Arresti, però, ci sono stati. Si annoverano tra le catture quelle di Paolo Persichetti, condannato per reati di terrorismo alla pena di 22 anni e sei mesi di reclusione, e Rita Algranati, ex moglie di Alessio Casimirri e componente del commando di via Fani, catturata insieme a Maurizio Falessi nel gennaio 2004. Il 30 giugno del 2001 fu stato arrestato a Madrid l’ex Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) Pasquale Belsito, che, dopo quattro anni di detenzione in Spagna, il 27 luglio 2004 è stato estradato in Italia.