I numeri forniti ieri dalla Svimez fanno temere che l’annosa questione meridionale possa risolversi, fra qualche decennio, per cause naturali. Nel 2013 il numero dei nati ha infatti toccato nel sud il suo minimo storico, 177 mila, il valore più basso mai registrato dall’Unità d’Italia. Sempre nel 2013 i decessi hanno superato le nascite, fenomeno che si era verificato solo nel 1867 e nel 1918, cioè alla fine della terza guerra d’Indipendenza e della prima Guerra Mondiale. La Svimez prevede che lo stravolgimento demografico si accentuerà nei prossimi anni provocando uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili.
D’altra parte è difficile pensare che si possa metter su famiglia se manca il lavoro. Nel quinquennio 2008-13 gli investimenti nel sud sono crollati di oltre la metà e il numero degli occupati è sceso sotto i 6 milioni, al livello più basso in quasi quarant’anni. Il divario dal resto del Paese è ulteriormente aumentato e, secondo Svimez, il Mezzogiorno è oramai “una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi”.
Commentando questi dati, Graziano Del Rio, il numero due del governo, ha detto che per il sud occorre fare le stesse cose che la Germania ha fatto per le regioni della ex Ddr dopo il crollo del muro. Ma ha anche ricordato che facciamo fatica a spendere 1 miliardo e mezzo stanziato per dare lavoro ai giovani perché accanto a Regioni come la Puglia che hanno già coinvolto nel programma 7 mila ragazzi ce ne sono altre come la Calabria che a fronte di 14 mila richieste non ha fatto ancora nessun colloquio. Non è questo il federalismo che salverà il sud. (29 ott)