Roma, 23 ago – Dichiarazioni sotto il sole di Ferragosto. Più o meno in questi termini il presidente del Consiglio Romano Prodi liquida le parole di Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia, che aveva avanzato l’ipotesi di portare al 20 per cento l’aliquota fiscale sulle rendite finanziarie. “Le dichiarazioni estemporanee non valgono nulla – afferma il premier in visita al museo Gonzaga di Novellara (Re) – Possono essere fatte liberamente, ma non valgono nulla. Il governo decide, presieduto dal presidente del Consiglio, nella sua collegialità”. Prodi ha così ribadito la posizione espressa ieri: “Ho lanciato un messaggio molto chiaro” che “non vale soltanto per quello che è avvenuto ieri né soltanto per i sottosegretari che sono stati implicati in questa vicenda. Vale per tutti. Sia chiaro: non si ripete la musica passata”. A richiamare all’ordine il sottosegretario all’Economia è anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta secondo il quale Grandi “ha sbagliato a sbandierare la tassazione delle rendite finanziarie al 20 per cento” anche perché “la prossima Finanziaria sarà di tregua fiscale”. Parole confermate dal ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata: “Il 2008 – afferma – può essere considerato un anno di assoluta tregua fiscale. Non vedo il motivo di fare annunci sulla questione fiscale noi abbiamo messo mano all’Ici e penso che per quest’anno possa bastare”. L’opposizione risponde puntando il dito contro le divergenze interne all’esecutivo. Altero Matteoli, presidente dei senatori di An, afferma: “Il presidente del Consiglio è davvero singolare: accusa il sottosegretario Grandi di dichiarazioni estemporanee. Ma allora sono estemporanei anche la risoluzione al Dpef approvata dalla maggioranza in Parlamento e il programma dell’Unione che prevedono l’aumento delle tasse sui Bot, Cct e le altre rendite finanziarie”. “Probabilmente Prodi – aggiunge il capogruppo – si è reso conto dell’impatto dirompente che la misura paventata avrebbe sui risparmiatori e cerca di correre ai ripari. Ma la pezza che vorrebbe mettere è molto più piccola del buco, o meglio della voragine, l’ennesima, che si è aperta sulla credibilità di questo esecutivo”. Anche Giampiero Catone, capogruppo vicario della Democrazia cristiana per le Autonomie alla Camera, sottolinea: “Prodi dimentica l’impegno della sua maggioranza assunto con la risoluzione approvata a fine luglio scorso sia alla Camera che al Senato sul Dpef, di inserire nella Finanziaria la tassazione delle rendite finanziarie al 20 per cento”. Secondo Benedetto Della Vedova, deputato di Forza Italia, “Prodi e Letta sono stati costretti a suonare la ritirata, dopo i proclami di chi tornava all’assalto del risparmio degli italiani. E’ bene però che questa ritirata sia definitiva e non solo tattica, come purtroppo appare”. Secondo Massimo Donadi, presidente dei deputati di Italia dei Valori, ci sono due buone ragioni che “ci inducono a pensare che sia meglio riflettere e temporeggiare sull’iniziativa” di alzare l’aliquota. “La prima – spiega Donadi – è che le rendite azionarie o quelle provenienti da speculazioni finanziarie sono ben diverse da quelle provenienti da titoli di stato e obbligazioni che, in genere, rappresentano per le famiglie medie italiane utili integrazioni al reddito, e per le quali sarebbe più opportuno ed equo mantenere il carico fiscale attuale, evitando in tal modo di applicare una norma che faccia di tutta l’erba un fascio”. “La seconda ragione – prosegue – è che in un momento come questo, di particolare tensione e di acceso dibattito sulla pressione fiscale gravante sulle famiglie, lanciare una proposta che, pur se erroneamente, potrebbe essere percepita come un inasprimento del carico fiscale ci sembra una scelta rischiosa e intempestiva”. Diversa la posizione di Rifondazione comunista. Il senatore Raffaele Tecce sottolinea: “Spiace dover costatare che Prodi e Padoa Schioppa siano così distratti da non ricordare quanto unanimemente approvato dalla maggioranza solo un mese fa con la risoluzione sul Dpef e ovviamente invece non meravigliano più di tanto gli attacchi strumentali dell’opposizione che pur a conoscenza della scelta della maggioranza sulle rendite finanziarie fin dal dibattito di luglio, in particolare nella commissione Bilancio del Senato, ad oggi fa finta di essersi dimenticata, scambiando un limpido e approfondito dibattito di politica economica e fiscale con una sortita di agosto”.