“Se per tanti anni ho criticato quel che andavano facendo, il lavoro di quei pubblici ministeri, con il risultato di questa sentenza io credo che andavo dicendo la verità”. Mille fiaccole brillano per Stefano Cucchi a piazza Indipendenza, a Roma, e la sorella Ilaria si sfoga ancora, come da cinque anni e soprattutto nell’ultima settimana, a dopo la sentenza della Corte d’Appello che ha assolto tutti i medici e gli agenti accusati per la morte del geometra romano. E’ stato un successo il sit-in organizzato da Acad e Amnesty International sabato pomeriggio nella capitale, per protestare contro l’esito del processo. “Delle volte – spiega Ilaria ai giornalisti in piazza – mi sarebbe piaciuto alzarmi e andarmene via il più lontano possibile da quell’aula e non tornare più, ma ho continuano a farlo ogni volta perché fino all’ultimo ho creduto che per Stefano potesse esserci giustizia. Ma in realtà era un processo tutto impostato e portato avanti per arrivare a quello a cui siamo arrivati”. Da questa fiaccolata, e dalla coscienza forse risvegliatasi dell’opinione pubblica, arrivano però segnali incoraggianti: “Io spero che oggi qualcosa possa cambiare, spero che la procura si renda conto che non si può perdere in questo modo. Io e miei genitori non vogliamo un colpevole a tutti i costi, ma che lo stato ammetta che al suo interno in quei maledetti sei giorni qualcosa non ha funzionato e quel qualcosa è costato la vita a mio fratello”. (Sis – 9 nov)