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FISCO, BAGNASCO: PREGIUDIZIO IDEOLOGICO CONTRO LA CHIESA

it@withub.it by it@withub.it
29 Agosto 2007
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Roma, 29 ago – “Sono state prese posizioni di pregiudizio ideologico” tuona monsignor Bagnasco, il presidente della Conferenza episcopale italiana, a commento dell’indagine informale avviata dalla Commissione europea sui presunti sgravi fiscali di cui gode il Vaticano in Italia. “La parola ‘privilegio’ che è stata usata è totalmente sbagliata – dichiara l’arcivescovo di Genova nel corso della messa celebrata al santuario della Madonna della Guardia – è sotto gli occhi di tutti, infatti, quanto la Chiesa faccia per i poveri e i disagiati”. Il capo della Cei ha espresso a più riprese il suo dissenso nei confronti dell’ipotesi d’inchiesta da parte di Bruxelles, intervento che, nel corso di un’intervista con il quotidiano Repubblica, ha definito “pretestuoso”: “Grazie a queste forme di agevolazioni – spiega – la Chiesa ha sempre fatto e sempre farà opere di beneficenza, non solo per i cattolici, ma per la società nel suo complesso”. Non tutti, però, in Italia, sembrano pensarla come il porporato: esplode anche oggi, infatti, la polemica da parte dei laicisti. In prima linea, Marco Pannella, che commenta la richiesta della Commissione europea con un sonoro “finalmente”: “La città del Vaticano – spiega il radicale – è una sorta di stazione di smistamento di quantità inverosimili di merci, e ne protegge un uso tecnicamente criminale. Lo Stato italiano di conseguenza si trasforma in braccio mondano per truffe costosissime contro la legalità europea e la correttezza dei mercati internazionali”. “Per sanare questa situazione – prosegue Pannella – è necessario modificare il Trattato del 1929 che regola i rapporti tra Stato italiano e Chiesa”. Un altro radicale, Maurizio Turco, snocciola un’interessante serie di dati: “Dal 1998 al 2001, con un aiuto finanziario dell’Ue pari a 4 milioni di euro, sono state esportate verso il Vaticano 2.560 tonnellate di zucchero, 622 tonnellate di burro, e 2.252 tonnellate di carne bovina. Tutto ciò, dai paesi membri dell’Unione, ma in larga parte dall’Italia”. Giunge anche un commento del presidente della Camera Fausto Bertinotti, che a margine di un incontro con i giovani dell’Udeur a Telese, ha dichiarato: “Come cittadino dico che alcuni beni ecclesiastici vanno totalmente esentati, come quelli destinati al culto; altri, che danno rendite, vanno accortamente tassati”. Esulta Franco Grillini, deputato Sd, che definisce l’iniziativa della Ue contro l’“azienda Chiesa” “sacrosanta”: “La Chiesa dovrebbe autofinanziarsi e non essere una struttura parastatale con la pretesa di imporre il proprio moralismo di parte a chi cattolico non lo è”. “L’esenzione fiscale ad esercizi prettamente commerciali – continua il deputato – è insopportabile: alberghi, ristoranti, bar, cinema parrocchiali, aziende editoriali, radio, tv se esentati mettono a rischio i processi di concorrenza”. Più moderato il parere di Rosy Bindi, che esorta a “non fare crociate al contrario”: “La normativa fiscale italiana è assolutamente coerente con le norme europee”. E’polemica anche nel centrodestra: Maurizio Gasparri, An, definisce “degna di Bin Laden” l’iniziativa della Commissione europea: “E’ bene dire subito ai burocrati della Ue che l’Italia considera irricevibile ogni forma di ingerenza nei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa”. Non scendono i toni con le dichiarazioni di Roberto Maroni, della Lega Nord, che affronta quasi a muso duro l’Ue: “Se ora addirittura in materia fiscale uno Stato non può fare ciò che è giusto fare nei riguardi di un’istituzione come la Chiesa, che ha tante iniziative nel campo del sociale, allora vengano a governare i burocrati di Bruxelles. Dobbiamo respingere al mittente questa indebita intromissione dell’ Ue”. “Il solito Codice da Vinci della sinistra radicale – commenta Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia – dispiace solo constatare con amarezza il silenzio di Prodi e le dichiarazioni contraddittorie di molti cattolici dell’Unione, costretti a mandar giù un altro boccone amaro pur di tenere in vita la coalizione”.

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