Roma, 29 ago – “Dalla polemica voglio tenermi fuori. Ma io per cultura e per lunga esperienza dubito sempre quando la severità interviene sugli ultimi invece che sui primi colpevoli, in questo caso il racket”. Queste le parole con cui Fausto Bertinotti è intervenuto, a margine della festa dell’Udeur a Telese Terme, a commento della vicenda dei lavavetri, esplosa a Firenze dopo che la giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Leonardo Domenici ha dichiarato guerra agli abusivi dei semafori. L’ordinanza incriminata, in vigore da ieri, prevede 206 euro di multa e fino a tre mesi di arresto per chi venga trovato sulle strade fiorentine armato di acqua e sapone. Graziano Cioni, assessore alla Sicurezza del comune di Firenze, replica allo scetticismo rivelato da Bertinotti sul provvedimento “anti-lavavetri”: “Cosa avrebbe fatto il presidente della Camera al mio posto di fronte alle giornaliere aggressioni che le vittime del racket fanno ad anziani e donne? Me ne ero già accorto quando facevo il parlamentare –prosegue – i Palazzi allontanano i rappresentanti del popolo dalla gente”. Cioni può in ogni caso “incassare” il parere positivo di Giuliano Amato che ha detto di aver apprezzato l’iniziativa del comune di Firenze. “A Ferragosto – ha detto il ministro – avevo sottolineato la necessità di intraprendere azioni che creino intorno ai cittadini un senso di sicurezza”. Una bufera di dichiarazioni, intanto, dal mondo politico: il ministro della Famiglia Rosy Bindi sottolinea l’importanza dell’integrazione e invita a non dimenticare che “le misure di sicurezza più certe, quelle che danno migliori risultati, non sono quelle della paura o del non rispetto della persona, o, peggio ancora, dell’incapacità di riscattare tutti dal giogo della malavita”. “Sono convinta – va avanti – che si possano ripulire le nostre città ma non ci si può dimenticare che le persone vanno comunque rispettate e liberate”. Da parte del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, un richiamo simile alla tolleranza e alla mediazione sociale: “Le scelte assunte dal Comune di Firenze sui lavavetri vanno nella direzione opposta a ciò che serve per risolvere questioni sociali di questo tipo”. “Non esiste sicurezza senza solidarietà – afferma deciso il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio – si deve intervenire duramente sul racket e sugli sfruttatori degli ambulanti e dei lavavetri, non su chi per sopravvivere lavora agli angoli delle strade”. “La detenzione per i lavavetri? – interviene Bobo Craxi, leader del Partito dei Socialisti italiani – un’idea bizzarra, tipica di una concezione della giustizia forte con i deboli e debole con i forti: io non penso che la legalità possa essere messa in pericolo dagli extracomunitari ai semafori”. Un acceso sostegno al provvedimento anti-lavavetri giunge, intanto, da Roberto Calderoli, che ha rivelato il suo proposito di offrire una sorta di tessera “ad honorem” della Lega al sindaco di Firenze. “Calderoli sbaglia, evidentemente conosce ben poco la città ridotta a un suk e condannata a un degrado inarrestabile da chi la governa” replicano Angelo Pollina e Naurizio Dinelli, Fi, che proseguono: “Domenici e Cioni fermano i lavavetri, ma dopo aver lasciato che Firenze diventasse un territorio franco per chiunque operi ai limiti della legalità”. Maurizio Gasparri non si lascia sfuggire una polemica contro i deputati di centrosinistra, definiti dei “pagliacci” che “cercano di recuperare il consenso perduto”. “E’ la sinistra – affonda il deputato di An- che cancella la legge Bossi-Fini e inventa mille norme a favore dei clandestini. Ci vuole ben altro del provvedimento ‘anti-lavavetri’ per la sicurezza nelle città: An, con una manifestazione a Roma prevista per il 13 ottobre, proporrà più soldi per la polizia, norme per le espulsioni immediate dei clandestini, massiccio ricorso al processo per direttissima, tolleranza zero verso la microcriminalità, lo spaccio di droga, i killer al volante”.