Assisi, 3 set – Incontro, dialogo, speranza. Sono questi i valori fondanti del messaggio francescano che i cattolici democratici, riuniti proprio ad Assisi per riflettere e discutere sulle prospettive politiche e culturali del Partito Democratico, intendono rilanciare nella politica italiana, come scritto con chiarezza nel manifesto programmatico redatto nella due giorni umbra. “Noi cattolici democratici – si legge infatti nel testo – affrontiamo la sfida della costruzione del futuro con la convinzione che proprio nel momento del crollo delle ideologie totalizzanti i nostri valori di fondo possono diventare patrimonio comune”. In questo quadro il Partito Democratico (“non solo un nuovo partito, ma soprattutto un partito nuovo”, si specifica) intende ispirarsi “alle migliori esperienze delle forze popolari e riformatrici della storia italiana” per “promuovere una nuova classe dirigente e contrastare ogni concezione aristocratica e oligarchica della politica”. Per fare questo, sottolineano gli esponenti della Margherita, occorrono scelte chiare: “Noi abbiamo scelto con convinzione il centrosinistra, identificandolo come luogo nel quale possono trovare terreno fertile i valori in cui crediamo e la possibilità di mettere in atto una nuova progettualità politica. È con questo spirito che abbiamo deciso di promuovere il Partito Democratico, insieme a donne e a uomini di altre tradizioni e culture politiche del nostro Paese”. A chi sostiene che con incontri come quello di Assisi si costituiscono le correnti prima ancora che vi sia il partito, gli autori del Manifesto rispondono con chiarezza: “Non intendiamo creare, nella casa comune del Partito Democratico, stanze riservate. Nutriamo l’ambizione di rendere accogliente l’intera abitazione per tutti coloro che vogliano condividere questo nuovo progetto”. Questo non significa, ovviamente, che i cattolici democratici non abbiano uno specifico bagaglio di valori da portare nel nuovo soggetto politico, come ad esempio una “laicità che non rinuncia al valore dell’ispirazione religiosa, ma la vive come garanzia di libertà” o una ispirazione moderata che impone “il rispetto dell’avversario, il rifiuto della violenza reale o simbolica e il rispetto della pluralità e del pluralismo”. Si tratta, insomma, di una “politica che non insegua i desideri, ma che ascolti i bisogni”, ovvero che “riporti nella politica la dimensione sociale e partecipativa”. In un mondo che, continua il “Manifesto di Assisi”, “rischia di essere unilateralmente dominato dall’economia e dalla tecnica, è necessario ritrovare il senso dell’essere persona, nella sua unicità, fragilità, bellezza”. Il richiamo ad una politica dei valori, già fatto proprio da Veltroni alla Festa nazionale dell’Unità, risuna prepotentemente nel documento dei cattolici democratici: “La fase storica che stiamo vivendo richiede un profondo e convinto recupero di valori, che possano fare da bussola per tracciare la rotta in uno scenario sempre più mosso e mutevole”. Dinanzi agli sviluppi delle ricerche scientifiche e tecnologiche, ad esempio, “una sempre più ampia e critica diffusione delle conoscenze è condizione indispensabile per l’esercizio di una cittadinanza attiva. Il consolidamento stesso della democrazia è inseparabile dallo sviluppo di una democrazia delle conoscenze”. Nelle battaglie di civiltà per il prossimo futuro, continua il Manifesto, un ruolo centrale spetterà alle istituzioni europee. In quest’ottica, il Pd dovrà far ricorso alla sua “lunga storia di vocazione europeista”. Il compito assolutamente imprescindibile, quindi, sembra essere quello di “alimentare l’efficacia delle decisioni e l’autorita’ politica delle Istituzioni europee” e “rafforzare le relazioni con i paesi e le aree vicine”. L’Europa, del resto, non potrà che essere un trampolino per affrontare adeguatamente le sfide globali che ci attendono. Per affrontare queste problematiche, infatti, “abbiamo bisogno di una solidarietà che vada oltre i consueti legami di sangue, affettivi, culturali. Tutte le persone, tutti i popoli della terra sono uniti da un destino comune, che impone politiche comuni fra i cittadini di una stessa Terra patria”. Più nel dettaglio, possiamo individuare alcune delle principali sfide che attendono l’umanità nei prossimi anni e sulle quali il Pd vorrà dare il suo contributo, ovvero: “il governo delle instabilità climatiche, la transizione energetica verso risorse rinnovabili, la lotta contro le povertà materiali e le miserie morali, il governo delle innovazioni tecnologiche, la pacificazione globale, la promozione di una cultura pluralistica, la difesa e l’estensione dei diritti umani”. Al nascente Partito Democratico, conclude il Manifesto di Assisi, spetta il “compito cruciale di adottare una visione delle identità che sia evolutiva, flessibile, inclusiva proprio nei confronti delle plurali tradizioni politiche e culturali che lo compongono. Al suo interno, come nell’ambito dell’intera società italiana, deve far propria e diffondere la convinzione che le odierne società complesse, per non degradarsi e non sgretolarsi, hanno bisogno irrinunciabile di una pluralità di posizioni e di punti di vista, ma soprattutto hanno bisogno di contesti, di spazi e di tempi in cui queste posizioni e punti di vista possano evolvere insieme, scambiandosi vicendevolmente le proprie interrogazioni e le proprie conquiste”.