BELLOCCHIO E RUBINI IN “UNA SERA DELITTO UNA SERA CASTIGO”
Trent’anni dopo la sua prima regia al Teatro Argot Studio dello spettacolo cult “Italia – Germania 4 a 3” di Umberto Marino, al quale parteciparono i giovanissimi Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Ennio Coltorti, Mattia Sbragia, Sergio Rubini torna sul palco del teatro romano. Grazie al recente incontro con Pier Giorgio Bellocchio i due, come per riunire il cerchio del prima e del dopo, decidono di incontrarsi sullo stesso palcoscenico per ricordare insieme i trent’anni di attività dello storico spazio trasteverino. Per l’occasione e per la prima volta a Roma, in esclusiva per Argot Studio, va in scena dal 3 al 14 dicembre lo spettacolo “Una sera Delitto una sera Castigo” per la regia di Sergio Rubini. Attraverso le voci di Bellocchio e Rubini il pubblico sarà condotto in un viaggio tra i capitoli di uno dei più grandi romanzi mai scritti, “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij. “È la natura bitonale di ‘Delitto e castigo’ a suggerire la possibilità di portarlo in scena attraverso una lettura a due voci, divisa in due serate – spiega Rubini – La scelta dei brani ha come obiettivo riprodurre uno stato d’animo piuttosto che la ricostruzione fedele e cronologica della storia. E quindi una lettura che cerchi di “suggerire” una realtà, come fosse quella di un sogno, dove è l’arrivo improvviso di un suono, un rumore di passi, una lama di luce, un grido, a rendere tutto reale. Una chiave sensoriale con cui penetrare nell’oscurità di ‘Delitto e castigo’ e rimanerne invischiati”. Foto: Marco Delogu (Cle)
LATELLA DIRIGE “NATALE IN CASA CUPIELLO” DI DE FILIPPO
Il Teatro di Roma si addentra nel programma di attività e spettacoli del segmento Roma Per Eduardo: una immersione nella lezione e nell’opera del grande maestro del nostro teatro per ricordarlo nel trentennale della sua morte. A restituire al pubblico la tradizione in termini di modernità e attualità della figura di Eduardo è il nuovo lavoro di Antonio Latella che incontra per la prima volta il teatro di De Filippo e ritorna alle sue radici napoletane con “Natale in casa Cupiello” dal 3 dicembre al primo gennaio, in prima nazionale al Teatro Argentina. Un classico, capolavoro di “amarezza dolorosa”, che il teatro di Latella reinterpreta attraversando l’eredità di Eduardo come autore, artista e personaggio, dal respiro europeo. Un’eredità che ha il suo filo conduttore nello studio e nel confronto con la tradizione alla ricerca di forme nuove con una ricerca continua di un dialogo tra lingua italiana e napoletana, non dimenticando mai il confronto tra tradizione e riforma, radici e trasformazione, origini e innovazione. Sul palco Francesco Manetti, Monica Piseddu, Lino Musella, Valentina Vacca, Michelangelo Dalisi, Francesco Villano, Giuseppe Lanino, Leandro Amato, Maurizio Rippa, Alessandra Borgia, Annibale Pavone, Emilio Vacca. Drammaturga del progetto Linda Dalisi. (Cle)
ALLE LIMONE L’“UBU ROI” DIRETTO DA DONNELAN
Quando Alfred Jarry, nel 1896, mise in scena per la prima volta a Parigi “Ubu Roi”, probabilmente già pregustava lo scandalo. La surreale, tracotante, selvaggia cavalcata di Padre Ubu e Madre Ubu alla conquista del potere, volgarissimo oggetto di fascino irresistibile, smuoveva corde che non avrebbero dovuto vibrare. Ma come ritrovare oggi la vitalità originaria e lo scalpore di quel primo impatto? Se lo è chiesto il regista inglese Declan Donnellan, riportando in scena il capolavoro di Jarry con lo scenografo Nick Ormerod e una compagnia di attori francesi: Xavier Boiffier, Camille Cayol, Vincent de Boüard, Christophe Grégoire, Cécile Leterme e Sylvain Levitte. Lo spettacolo, in lingua francese con soprattitoli in italiano, farà tappa a Torino, alle Fonderie Limone Moncalieri il 4 e 5 dicembre. In un classico interno borghese, durante una cena tra amici, i commensali si scambiano convenevoli sciapi come il cibo che mangiano. Il figlio annoiato dei padroni di casa si aggira per casa con una videocamera, cercando ossessivamente la volgarità fuori posto, il particolare straniante che faccia da perno per un indecoroso ribaltamento. E ci riesce. (Cle)
“E IO DICO NO. OGNI NOTTE HA UN’ALBA” CON ALLIEVI DI NANDO DALLA CHIESA
“E io dico no. Ogni notte ha un’alba”, testo di Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi, curatore anche della regia, sarà in scena dal 3 al 21 dicembre, è il punto di arrivo del progetto “Osservatorio sul presente”, condiviso dal Piccolo Teatro Studio di Milano con l’Università degli Studi di Milano: un mese, sei spettacoli e otto incontri dedicati al tema della legalità. “E io dico no – spiega il regista – racconta quanto siano illusorie le lusinghe di potere e guadagno proposte dalla criminalità organizzata, e quanto sia concreto il pericolo di un sistema che si è radicato nel tessuto del Nord Italia e si sta espandendo verso sempre nuovi territori; un sistema tanto più pericoloso tanto meno esibiti sono i suoi segni. E lo racconta a partire dalle indagini e dall’impegno di un gruppo di studenti e ricercatori universitari che si rifiutano di subire passivamente; come tanti altri hanno fatto e fanno, diventando eroi o più semplicemente scegliendo di non chiudere gli occhi. Perché ogni notte ha un’alba. E nessuno ci vieta di sconfiggere la nostra storia”. Un seminario universitario, un lavoro attento, documentato, scientifico, condotto da un gruppo di studenti e ricercatori del corso di sociologia della criminalità organizzato della Statale di Milano, guidati dal loro professore, Nando dalla Chiesa; un portale internet, wikimafia, di cui alcuni tra i ragazzi sono contributori; la collaborazione dell’associazione culturale Stampo Antimafioso: con tali premesse, quello che sembrava un “semplice” oggetto di studio ha preso via via la forma di un “libretto” per il teatro. Dall’arresto di Luciano Liggio, avvenuto alla metà degli anni Settanta, ai recenti sviluppi della cosiddetta Operazione “Infinito”, lo spettacolo illustrerà con ritmo serrato vicende, episodi, personaggi che hanno animato pagine della storia dell’Italia, sempre sottolineando, con energia e passione, i motivi per i quali è giusto, doveroso e possibile combattere il radicamento di queste devianze criminali, per lottare invece nel nome della parte migliore della società. (Cle)
ELISABETTA POZZI E’ “LA DIVA” A PADOVA
Venerdì 5 dicembre alle 21 appuntamento speciale della prima stagione teatrale di “Top-Teatri Off Padova” al Teatro de Linutile di Padova. In esclusiva regionale, l’attrice Elisabetta Pozzi sarà protagonista de “La diva”, nuova produzione del Teatro Cargo di Genova, liberamente ispirato al romanzo “La diva Julia” di William Somerset Maugham, tradotto da Franco Salvatorelli e adattato per il teatro da Laura Sicignano che ne firma anche la regia. “La scelta di questo spettacolo – spiega Marta Bettuolo, presidente della Cooperativa di Impresa Sociale ‘Top-Teatri off Padova’ – è nata dalla volontà di offrire ad un pubblico ‘off’ il lavoro di una produzione indipendente, che ha coinvolto un’attrice affermata come Elisabetta Pozzi in uno spettacolo intimo e profondo”. Pozzi è sul palco di Padova Julia Lambert, “la più grande attrice d’Inghilterra”, come scrivono i giornali, e sa decisamente irretire il suo pubblico: quello adorante che riempie le sale, quello che si lascia soggiogare da lei nella vita privata e infine noi, che seguiamo questo suo trionfante monologo. Julia è di continuo sul punto di cadere: in un matrimonio mediocre, in un amore con un insipido ragazzo che ha vent’anni meno di lei, nei trabocchetti tesi da debuttanti ansiose di rubarle la scena. Ma Julia è un’attrice nella vita come sul palco e sceglie benissimo il tono, il gesto, l’espressione. Dal suo camerino invaso di fiori, accompagnata da una devota ed enigmatica cameriera – interpretata dall’attrice Sara Cianfriglia- Julia rievoca la sua vita: nel farlo è ironica e malinconica, entusiasta e depressa, cinica e ingenua, egocentrica e generosa, adorabile e detestabile. Dalle mille sfaccettature, Julia è vicina ai cinquanta, un momento difficile nella vita di una donna, specie se bella e di successo. Julia supera le avversità e si relaziona con gli altri, interpretando i personaggi che finora l’hanno resa un’attrice di successo. Questo fa sì che il personaggio rimanga vincente, nonostante le disavventure che la vita riserva alla persona. Con una riflessione su finzione e realtà, identità e maschere, sentimenti e ipocrisia, lo spettacolo descrive l’ambiente del teatro e il divismo che non si arrende di fronte a nulla, ma anche l’incapacità di fare i conti con la propria età, con il tempo che passa: assolutamente attuale. (Red)
GIULIETTA E ROMEO: L’AMORE CONTINUA CON LA LA RBR DANCE COMPANY
La storia dei due innamorati più famosi del mondo, Giulietta e Romeo, rivisitata e raccontata attraverso i passi di danza della RBR Dance Company. E’ andata in scena sul palco del Teatro Italia di Roma in occasione del 450esimo anniversario della nascita di William Shakespeare. La compagnia ha infatti deciso di rendere omaggio all’immortale genio Shakespeariano, proponendo al pubblico capitolino una versione rivisitata della famosa tragedia. Protagonisti dello spettacolo sono appunto i due innamorati che in questo caso vengono immortalati nel momento in cui la narrazione Shakespeariana si interrompe. Già dal titolo “Giulietta e Romeo, l’amore continua” si intuisce che si sta per assistere al viaggio che Giulietta e Romeo compiono dopo la loro tragica morte, un viaggio che li porterà a cercarsi in un aldilà non bene definito, per poi riabbracciarsi in un possibile paradiso eterno. La pièce, con la regia di Cristiano Fagioli e le coreografie di Cristina Ledri e dello stesso Fagioli, parte proprio dalla morte dei due innamorati. All’interno del primo atto, ambientato in una cripta, si assiste infatti al compianto della defunta Giulietta da parte di Montecchi e Capuleti, interrotto dall’arrivo in scena di Romeo che, credendo morta la sua amata, sceglie di togliersi la vita ingerendo del veleno. A sua volta Giulietta, destatasi dalla sua morte apparente, trovando Romeo privo di vita si abbandona al dolore e pugnalandosi sceglie di porre fine alla sua esistenza. La scena è strutturata scenograficamente in modo piuttosto semplice con l’utilizzo di alcuni piccoli piani inclinati, simili a piccoli scivoli, sui quali vengono adagiati i corpi senza vita dei due innamorati. Di grande effetto è il duetto di Romeo con Giulietta creduta morta: ottima è la resa sia a livello drammaturgico sia a livello coreografico. Il passo a due è infatti pregno di pathos e sensibilità, ben dosato soprattutto nella resa realistica che contrappone corpo vivo e corpo “morto”, in una tenera danza che sembra quasi essere un ultimo ballo che i due si concedono l’un l’altro. Tecnicamente il connubio è perfetto: il ballerino che interpreta Romeo riesce a cullare dolcemente e con estrema fluidità il corpo della ballerina che indossa le vesti di Giulietta. La danzatrice del resto è decisamente abile e convincente nel danzare per l’intero passo a due ad occhi completamente chiusi, assecondando i gesti apparentemente abbandonati, ma mai goffi e sgraziati, del proprio corpo. Molto bella all’interno del secondo atto è la scena realizzata dai danzatori che, senza l’ausilio di nessun attrezzo particolare ma ricorrendo solo alla loro fisicità, sembrano tramutarsi in rami e rampicanti, quasi a simboleggiare la presenza di una sorta di albero della vita che porterà i due innamorati verso la loro possibile futura vita insieme. Nel complesso il linguaggio utilizzato è quello tipicamente neoclassico con qualche ripresa dalla post modern dance, sintesi che permette allo spettatore di seguire piacevolmente lo spettacolo, concedendo qualche slancio entusiastico soprattutto grazie ai due protagonisti, capaci di riempire la scena sia tecnicamente che espressivamente ed emotivamente. (1 dic – Paf)