“Di nuovo il litorale a nord di Roma completamente allagato, la differenza stavolta è che se ne è parlato pochissimo e non perché l’evento sia stato poco impattante, ma perché ormai quasi non fa più notizia, tanto è diventato ordinario”. Questo il commento del presidente dell’Ordine dei geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, in merito al nubifragio, che si è abbattuto tre giorni fa a nord di Roma. “Ricordo che tutta la fascia litoranea laziale, compresa tra Fiumicino e Santa Marinella, è altamente vulnerabile al rischio idrogeologico – denuncia Troncarelli – I piccoli fossi che solcano l’intero settore costiero non riescono a contenere i grandi quantitativi d’acqua che giungono in breve tempo dalle colline circostanti”. Questa l’analisi di Tiziana Guida, segretario dell’OGL, sui due ‘flash flood’ che hanno interessato Cerveteri, Ladispoli e Santa Marinella: “Il 10 novembre sono caduti circa 150 mm di pioggia in 8 ore, di cui oltre 40 mm in un’ora e più di 100 mm in 3 ore. Nel pomeriggio del 27 novembre invece, nell’area di Santa Severa – spiega la geologa – sono caduti circa 55 mm in soli 30 minuti, più di 85 mm in un’ora, per un totale a fine evento di oltre 120 mm. Si tratta di quantitativi pluviometrici che determinano forti impatti sul territorio in un’area fortemente antropizzata e ciclicamente soggetta a questo tipo di fenomeni, tipici del periodo autunnale. Dobbiamo rilevare – prosegue Guida – che Santa Marinella non è nuova a questi eventi. Il 2 ottobre del 1981 si ebbero 6 vittime, oltre a ingentissimi danni e la chiusura della ferrovia e dell’Aurelia, per una devastante alluvione causata da quasi 200 mm di pioggia caduti in quattro ore”. Il segretario, poi, conclude ricordando “che i segni dei dissesti idrogeologici in questa zona arrivano molto più indietro nel tempo: lungo il Fosso di Castelsecco, tra S. Marinella e S. Severa, una stele di epoca romana ricorda la ricostruzione del ‘Ponte di Apollo’ lungo la via Aurelia, ad opera dell’imperatore Settimio Severo, distrutto dalla violenza del mare e dei corsi d’acqua nel 205 d.C”. I geologi del Lazio, dunque, invitano i cittadini ad intraprendere azioni di autotutela, senza aspettare l’intervento ‘dall’alto’ che, se arriverà, non potrà comunque evitare del tutto il ripetersi di tali danni. (Red – 30 nov)