Da circa due anni – da quando cioè è stata approvata la legge Severino che punisce anche chi paga le tangenti e non solo chi le riceve – molti giuristi e magistrati vanno ripetendo che questa riforma, concepita a fin di bene, è stato in realtà un grave errore.
Lo dissero subito il sostituto procuratore generale della Cassazione Vito D’Ambrosio e il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. Entrambi fecero notare che con la nuova norma sarebbe stato difficilissimo per gli inquirenti avere la collaborazione dei soggetti passivi del reato di concussione, che non essendo più testimoni ma imputati avrebbero avuto tutto il diritto e l’interesse di non collaborare.
Oggi è Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, a ricordare che la corruzione, assieme al suo padre ignobile, cioè la concussione, si consuma generalmente senza tracce e senza testimoni, perché non si paga la mazzetta con un bonifico davanti a terzi.
Quindi il mezzo investigativo più importante è la collaborazione di uno dei due protagonisti, chi dà e chi riceve. Ma se li puniamo tutti e due, come avviene ora, entrambi – osserva Nordio – avranno interesse a tacere.
Se invece la legge punisse soltanto chi riceve (e che in definitiva tiene il comportamento più grave), le indagini ne guadagnerebbero. Il ‘ corruttore’ – come tutti i testimoni – non avrebbe il diritto al silenzio e neanche all’ assistenza legale. Tecnicamente si tratterrebbe di concepire un solo reato, quello della vecchia concussione. Nordio definisce la proposta pragmatica e forse cinica, ma anche molto utile. E ricorda che il nostro sistema ha scarcerato brigatisti e mafiosi pluriomicidi per trarne vantaggi concreti. E che, almeno per il terrorismo politico, la scelta ha funzionato. (10 -dic)