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TRA LEGGE ELETTORALE E PARTITO UNICO, CDL A UN BIVIO

it@withub.it by it@withub.it
10 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 10 set – “Il mio sogno è concludere la mia avventura politica lasciando un grande partito che raccolga tutta l’area moderata, federato con la Lega”. E ancora, “si può benissimo andare a votare con questa legge elettorale, non c’è altra strada se non quella di far cadere il governo, andare al voto e ridare la parola agli italiani. Questa è la priorità”. Con queste dichiarazioni, Silvio Berlusconi ha concluso il suo intervento sabato scorso a Gubbio durante la scuola di formazione annuale tenuta da Forza Italia. Dichiarazioni che, com’era prevedibile, hanno scatenato una serie di reazioni a catena in tutto il mondo politico, soprattutto a destra. Il più schietto e tempestivo è stato Gianfranco Fini, alleato numero uno del Cavaliere. Quanto al partito unico del centrodestra, il leader di An non ha dubbi: “Non è colpa di Alleanza nazionale – ha detto – se non è ancora decollato il processo di unificazione del centrodestra. Basta stop and go, è ora di andare avanti, passiamo dalle parole ai fatti”. In tema di elezioni anticipate, Fini si dice d’accordo con Berlusconi. “Nel centrodestra – spiega – nessuno intende allungare artificialmente la vita del governo. Nulla osta a votare con questa legge”. Per l’ex vicepremier l’unica condizione è quella di “evitare la ripetizione di ciò che è accaduto in Senato. Il problema si è verificato al Senato perché il Quirinale ci costrinse a portare il premio di maggioranza da nazionale che era a regionale. Oggi è sufficiente una riga che dica: il premio di maggioranza al Senato si calcola su base nazionale”. Quanto affermato da Bersluconi trova dunque l’appoggio di An, mentre dalla Lega Nord arrivano segnali divergenti. Il leader di Forza Italia non ha parlato casualmente di federazione con il Carroccio, dato che, come confermato ieri da Umberto Bossi, “se si vuole fare il partito unico del centrodestra, non ci stiamo”. In questo senso, viene confermata la posizione che è sempre stata tenuta dalla Lega. “Se si sta alla federazione, bene – ha aggiunto il Senatùr – ma a noi non interessa il partito unico”. Bossi non crede alla profezia dell’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, secondo il quale occorre spingere verso il processo unitario perché il Pd potrebbe raccogliere voti dell’elettorato di centro, prima fedele al centrodestra: “Non c’è questo rischio. Anzi, più andiamo uniti e più perdiamo voti”. Quanto al voto anticipato, il leader del Carroccio frena. Prima di votare in primavera preferisce pensare alla legge elettorale. “Basta quella – ha affermato – non credo ai tuffi nel vuoto, bisogna fare un passo per volta”. Tra gli alleati, dunque, comincia a prendere forma l’idea della federazione come marcia d’avvicinamento al partito unico. Partito unico che, però, non potrà contare sulla Lega. L’ambizione di Berlusconi è comunque quella di dare vita ad un raggruppamento ben più vasto della sommatoria di Fi e An, che guardi al centro e al Partito popolare europeo e che arrivi a includere anche l’Udc e altre formazioni moderate. A questo proposito, il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi è convinto che si possa riavviare un confronto “per aprire il processo a tutti”. “Siamo disponibili – ha dichiarato Bondi in un’intervista a Repubblica – ad un processo aggregativi delle forze di centro che guardano al Ppe. Se dovessimo fare passi avanti apprezzabili lungo la strada della federazione, con l’Udc potremmo iniziare a parlare di modello elettorale, per arrivare a trovare una sintesi”. Un po’ come dire: se Casini ci sta, siamo disposti a rallentare sulle elezioni anticipate e a trovare prima un accordo con i centristi sulla legge elettorale. Dall’Udc, per il momento, arrivano solo tiepidi segnali in tal senso. Casini, intervenendo ieri a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio, è tornato ad attaccare sia Prodi che Berlusconi. “Dicono cose finte. Prodi dice che durerà quattro anni ma sa che questo succederà solo se non governerà, altrimenti se ne andrebbe a casa subito. Berlusconi, d’altra parte, chiede le elezioni e sa bene che non le otterrà. Per questo io denuncio questa finzione e credo che bisogni entrare in una fase nuova”. Una fase in cui si aprano le strade per un governo “di salute pubblica”. Opzione, quest’ultima che, però, sembra ormai impercorribile, dato i secchi e molteplici “no” che sono arrivati in questi mesi, sia da destra che da sinistra. Più esplicito sulle reali possibilità del processo di aggregazione del centrodestra lanciato da Berlusconi è stato il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. “Realizzare un progetto di aggregazione partendo dall’alto – si legge in un’intervista pubblicata oggi dal Giornale – è un errore. Noi siamo alternativi alla sinistra e quando parliamo di partito dei moderati questo non vuol dire non farlo con Fi. Anzi appartenendo entrambi al Ppe dovrebbe essere anche più facile dialogare. Il punto, però, è che il partito dei moderati non si realizza facendo la somma dell’Udc con Fi o con l’Udeur. Non è un problema di accorpamenti ma di sostanza: occorre un processo politico ampio e nuovo”, laddove “l’importante è non imporre una leadership a tavolino”.

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