Ci sono alcuni siti internet che permettono di fingersi altrove. Per esempio in Germania o in America. Solo utilizzando questo sotterfugio è possibile accedere anche dall’Italia ai servizi di Netflix, la tv online che offre i suoi programmi “on demand” ad alcune decine di milioni di abbonati in 50 paesi. Venerdì scorso è stato lanciato il prodotto più ambizioso, Marco Polo, serie tv in 10 puntate costata 90 milioni di dollari e con un protagonista italiano, il 24enne Lorenzo Richelmy. Peccato che in Europa Netflix si possa vedere solo in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito. Non si può vedere in Italia per due ragioni: per una domanda ancora insufficiente e soprattutto per la scarsa diffusione di reti a banda larga.
Nell’economia digitale italiana, domanda e offerta sono due debolezze che si alimentano a vicenda e alla fine si sommano, come sa bene Francesco Caio che in passato si è occupato dello sviluppo delle reti di nuova generazione – ma anche di fatturazione elettronica, identità e anagrafe digitale – e ieri ha proposto un futuro sempre più on line per Poste Italiane, di cui da qualche mese è alla guida.
Ma si parte da una situazione di obiettivo svantaggio. In Italia metà della popolazione usa Internet, l’altra metà no. Chi lo usa lo fa di più della media europea, gli altri semplicemente non sanno a cosa serve.
La banda larga copre il 23% della popolazione. Per rispettare gli accordi con l’Europa, l’Italia si è impegnata alla copertura totale con la banda a 30 megabit e al 50% con Internet superveloce entro il 2020. Intanto il 99% degli italiani naviga ancora con il doppino telefonico e il Paese è il 98esimo al mondo per velocità di connessione. Penultimo dei paesi europei, davanti alla Croazia, e preceduto dalla Grecia.
In questa situazione, investire 3 miliardi in infrastrutture e piattaforme digitali, come hanno deciso ieri le Poste, è davvero una bella scommessa. (17 dic)