Il titolo non è quel si dice un invito alla lettura: “L’andamento delle spese per missioni, programmi e stati di previsione del bilancio dello Stato nel periodo 2008-2014”. Ma il dossier elaborato dai tecnici del Senato su dati della Ragioneria contiene dati impressionanti. Il primo è che quest’anno il debito pubblico – tra rimborsi e interessi – peserà sulle casse dello Stato per 328 miliardi di euro, che significa più o meno il 40% della spesa pubblica complessiva. Di soli interessi ci avviamo a pagare circa 100 miliardi. Già questa cifra basterebbe a silenziare i buontemponi che ancora pensano che lo spread sia un falso problema.
Ma questo era un dato più o meno noto, poiché da almeno 6 anni il debito incide per oltre 300 miliardi l’anno. Meno noto è che dal 2008 al 2014 la spesa dello Stato per l’Università ha avuto una riduzione cumulata pari 119%, un record mondiale. E’ diminuita del 73% anche la spesa per ricerca e innovazione, del 15% quella per la scuola, del 10% quella per i giovani e lo sport. Particolarmente significativi anche i tagli al turismo e ai beni culturali e paesaggistici, con il 31% in meno.
Sono questi i settori che hanno pagato il prezzo più alto alla crisi economica e alle scelte politiche in materia di spesa pubblica.
Si è dunque sacrificato il futuro alle urgenze del presente, perché sono invece aumentate del 140% le uscite per le politiche a sostegno del lavoro, e del 100% quelle per lo sviluppo e riequilibrio territoriale.
Il ministro Padoan ha detto che se l’inflazione fosse al 2%, il nostro debito non farebbe notizia. Per ora sicuramente fa disastri. (22 dic)