“L’Italia è pur essa toccata dal fenomeno dei ‘foreign fighters’, sebbene in misura sensibilmente minore rispetto ad altri Paesi occidentali. Mentre, infatti, sono circa 3 mila i combattenti stranieri censiti in Europa, il nostro Paese interessato da numeri molto più esigui: risultano, infatti, cinquantatré le persone finora coinvolte nei trasferimenti verso i luoghi di conflitto, che hanno avuto a che fare con l’Italia nella fase della partenza o anche solo in quella di transito; quattro di esse hanno nazionalità italiana, due delle quali già segnalate nella precedente informativa, come il genovese Delnevo, morto in combattimento ad Aleppo, e un giovane marocchino naturalizzato, che si trova attualmente in un altro Paese europeo”: così il ministro dell’Interno Angelino Alfano, nell’informativa tenuta in aula alla Camera sui rischi per il nostro Paese dopo la strage di Parigi. “La quasi totalità di queste persone –spiega Alfano – è ancora attiva nei territori di guerra, mentre la restante parte, decisamente minoritaria, è deceduta in combattimento o è detenuta in altri Paesi. Per gli altri residui casi, i nostri sforzi sono rivolti ad intercettarne e a monitorarne eventuali tentativi di rientro in Italia e a controllarne ogni spostamento, anche in virtù della collaborazione con le altre forze di polizia e del supporto del canale Interpol”. Parlando degli autori della strage nella redazione di Charlie Hebdo, Alfano afferma inoltre che “uno dei tre, il trentaduenne franco-algerino, Cherif Kouachi, era noto anche alle forze di polizia italiane, in quanto implicato nelle filiere di estremisti islamici diretti in Iraq e più volte sottoposto da parte delle autorità francesi a misure restrittive. Preciso, tuttavia, che il Kouachi non è stato mai presente nel territorio nazionale”. (Roc – 9 gen)