Il grido d’allarme di Andrea Orlando è chiaro: le inchieste degli ultimi tempi “dimostrano che la corruzione ha raggiunto dimensioni intollerabile anche per il frequente suo intreccio con le organizzazione di tipo mafioso. Questo ha effetti devastanti sul piano economico e per i cittadini”. Il Guardasigilli va in Parlamento, a illustrare la relazione annuale sullo stato della giustizia italiana, approvata da Montecitorio con 222 voti favorevoli, 89 contrari e 14 astenuti, e dopo aver ringraziato l’ormai ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “la cui preziosa opera di garante è stata una straordinaria fonte di ispirazione e stimolo” spiega che”la giustizia è stata spesso un terreno di scontro che ha impedito l’avvio delle riforme, diventando non la sfera cui rivolgersi per far valere i propri interessi ma il simbolo del calvario, nonostante la professionalità di chi ci lavora. Per chi ci guarda da fuori è un macigno, spero che si possa riuscire insieme ad aggredire i mali della giustizia”. Secondo Orlando “nel campo penale abbiamo lavorato al potenziamento dei meccanismi di prevenzione e repressione del terrorismo internazionale e della corruzione”. E mentre per quanto riguarda la corruzione “si è proposto di elevare i limiti edittali, con un innalzamenti dei tempi degli accertamenti” sulla questione terrorismo “è ineludibile introdurre nuove misure per rendere più efficace il modo di intervenire sui cosiddetti stranieri combattenti. Bisogna anche prevedere l’istituzione della Procura europea prevista dai trattati ed estenderla alla lotta contro la criminalità grave”. Ma Orlando parla anche delle carceri (“A dicembre 2014 c’erano 53623 detenuti contro i 62mila del 2013, più 31mila misure alternative: siamo riusciti a superare l’emergenza senza diminuire il numero dei detenuti trattati, per rispondere a chi ha parlato di indulto mascherato. La rapida approvazione della riforma della custodia cautelare favorirà ancora la situazione”) e della questione della responsabilità civile delle toghe: “Una riforma che non ha una finalità punitiva e non vuole comprimere l’autonomia o la libertà del magistrato”. Di già fatto c’è per ora la riforma della giustizia civile, e al Movimento 5 Stelle secondo cui “il ministro Orlando ha provato in Parlamento a parlare di una riforma della Giustizia che sa benissimo non esistere, quindi ha parlato del nulla. Il Patto del Nazareno lo ha costretto in un ruolo di secondo piano, anzi lo ha fatto scomparire sullo sfondo della politica italiana”, il Guardasigilli replica: “Ci sono norme che stanno avendo subito degli effetti, penso a quella su separazioni e divorzi, di altre se ne potranno vedere a lungo termine, ma parlare di scarsi risultati mi sembra fuori luogo”. (Sis – 19 gen)