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L’APPROFONDIMENTO / NEONAZISMO, BREVE STORIA DELL’ESTREMA DESTRA IN ITALIA

it@withub.it by it@withub.it
17 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 17 set – La Repubblica Italiana nasce dopo la fine della seconda guerra mondiale e la traumatica esperienza fascista vissuta dal Paese. La nostra costituzione, nata dallo sforzo e dal lavoro comune di tutti i partiti antifascisti, recita chiaramente nella XII disposizione transitoria e finale che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” L’apologia del fascismo e del nazismo, considerate assimilabili, sono in Italia reato, sancito dalla Legge n° 645 del 20 giugno 1952. Nella realtà dei fatti, però, non è mai stato cosi. La storia dell’estrema destra nell’Italia Repubblicana comincia con quella del Movimento sociale italiano, fondato il 20 dicembre del 1946 a Roma da Arturo Michelini e da un nutrito gruppo di nostalgici fascisti ed ex gerarchi, i quali dopo la sconfitta erano riusciti ad aggregarsi solo intorno a piccole riviste. Inizialmente attestatosi su posizioni più moderate e senza alcun riferimento esplicito al passato, con il trascorrere del tempo il richiamo al fascismo, quello ultimo, della Repubblica di Salò, si fa sempre più evidente ed esplicito. L’azione dell’estrema destra, in questi anni, è caratterizzata da atti aggressivi come la bomba piazzata davanti al cinema che trasmette il film di Rossellini “Roma città aperta” o azioni spettacolari come l’irruzione di giovani neofascisti che cantano “Giovinezza” nelle trasmissioni radiofoniche. Questi, ed altri episodi del genere, non impediranno comunque l’avvio di un processo che porterà i piani alti del partito ad attestarsi su posizioni e idee legalitarie per poter entrare nel sistema politico nazionale. Il Movimento riesce, con estrema rapidità, a raccogliere grandi consensi e a presentarsi, appena un anno e mezzo dopo la sua nascita, alle elezioni in tutte le circoscrizioni. Nel 1950 con l’elezione del nuovo segretario Augusto De Marsanich prende sempre più piede la corrente moderata. Con questo cambio di leadership il Partito abbandona i propositi più direttamente antisistemici e avvia la strategia di “inserimento” nel sistema che procede fino ai primi anni Settanta. Cambia anche la strategia nelle alleanze: non più rifiuto e condanna di ogni posizione ma il movimento inizia a tendere la mano al partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana. Fino ai primi anni Sessanta l’Msi continua a raccogliere consensi e ad accrescere il proprio potere diventando l’unico rappresentante della politica dell’estrema destra, con la sola eccezione del movimento “Ordine nuovo”, creato da un gruppo di scissionisti guidati da Pino Rauti all’indomani del congresso di Milano del 1956. Nessun gruppo, tra i tanti che nascono per iniziativa di leader delusi o in dissenso con il partito, ha avuto una visibilità politica. La situazione inizia a cambiare dopo la sconfitta del 1960. L’Msi comincia a perdere consensi e soprattutto la capacità di controllo sull’area eversiva: per la prima volta nell’ambito dell’estrema destra iniziano a nascere nuove organizzazioni e si elaborano progetti alternativi a quelli del partito. Il dissenso di queste organizzazioni contro i vertici del movimento si fonda sull’accusa di portare avanti una politica di compromessi e ricatti con il potere democristiano. In questo clima fioriscono gruppi e movimenti di estrema destra: i paragolpisti del “Fronte nazionale” (guidato dal comandante della X Mas Junio Valerio Borghese) e la “Rosa dei venti”, fino a quelli radicali e poi terroristi di “Avanguardia nazionale” e “Ordine nuovo”. La designazione di Giorgio Almirante alla segreteria del partito dà avvio alla riorganizzazione interna dotando il movimento di una forte struttura centralizzata. A livello ideologico Almirante cerca di attestare il partito su posizioni più moderate per recuperare i consensi persi nel tempo. Nelle elezioni immediatamente successive il partito riesce a segnare il massimo storico di voti raccolti. Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80, però, l’eversione di destra raggiunge i massimi storici: sono gli anni, oltre che del terrorismo e dell’eversione di sinistra, del terrorismo nero e delle stragi, da piazza Fontana, a piazza Della Loggia, al treno “Italicus”, alla stazione di Bologna. Ben 171 è il numero di organizzazioni che in quegli anni conduce azioni terroristiche. I nuovi gruppi eversivi “Costruiamo l’azione”, “Terza posizione” e i “Nuclei armati rivoluzionari” si differenziano dai gruppi storici della destra radicale come “Ordine nuovo” e “Avanguardia nazionale” per la maggiore sanguinosità delle azioni. Accanto alle azioni violente iniziano anche a farsi strada le idee golpiste. Il più clamoroso rimane ancora oggi quello progettato, ma poi fallito, dal Principe Borghese nel 1970 che tenta di far posizionare i propri uomini nel Ministero dell’Interno, nella sede Rai e nel Quirinale. Sul fronte dei partiti l’Msi in quegli anni prende le distanze dai movimenti estremisti e ne condanna le azioni, continuando la sua azione istituzionale. Alla fine del 1987 – dopo quasi vent’anni di monopolio Almirante – viene designato un nuovo segretario alla guida del partito, Gianfranco Fini, le cui posizioni sono più moderate. Fini rinnova il partito e lo traghetta verso la cosiddetta svolta di Fiuggi del 1995: cambiano nome e simbolo, nasce Alleanza Nazionale. Con questa svolta il partito, isolando ulteriormente le frange estreme, può per la prima volta far parte a tutti gli effetti di una coalizione di centro-destra e vincere le elezioni politiche al fianco dei propri alleati. L’estremismo di destra però non è del tutto sconfitto. Lo dimostrano i recenti attentati di Roma nel 1999 contro il Museo storico della Resistenza e contro il Cinema Nuova Olimpia (mentre si trasmetteva un film sull’Olocausto), ma soprattutto quello del 22 dicembre del 2000 contro la sede del Quotidiano “Il Manifesto”. Il panorama dell’estrema destra italiana degli ultimi anni può essere diviso in due grandi settori: quello del radicalismo politico (con la presenza di soggetti come “Forza Nuova e “Fronte Nazionale Italiano”), e quello di gruppi particolarmente dediti ad atti violenti. Realtà come quelle di Forza Nuova, Fronte Nazionale Italiano o Movimento Sociale – Fiamma Tricolore rivolgono la propria attenzione e concentrano la propria propaganda su fenomeni di disagio sociale, ecologia, antiabortismo, antieuropeismo e su una critica radicale al capitalismo, alla globalizzazione e al modello di sviluppo occidentale. I gruppi prevalentemente dediti ad atti violenti si aggregano essenzialmente negli ambienti dello stadio, nelle sacche di emarginazione metropolitana o nei concerti d’area e manifestano il proprio atteggiamento aggressivo con atti d’intimidazione sia verso gli avversari politici che verso le forze dell’ordine. Si tratta di un fenomeno nuovo nell’area dell’estremismo di destra: tali aree non costituiscono più soltanto una riserva di reclutamento per realtà più strutturate e organizzate, ma possiedono un proprio spazio di agibilità e visibilità. Per quanto riguarda il mondo degli “Ultras”, è stata importata una conflittualità derivata direttamente dallo scontro politico di piazza. Tuttavia si deve rilevare che anche nell’ambito dei movimenti che negli ultimi anni hanno assunto un più deciso profilo politico-istituzionale, attraverso il raggiungimento di intese in occasione di consultazioni elettorali, sono presenti soggetti che si sono resi responsabili in più occasioni di turbative nell’ordine pubblico e in alcuni casi di azioni criminose: tra l’altro anche i gruppi neonazisti contro cui è scattato il blitz di oggi hanno presentato proprie liste di candidati alle tornate amministrative del 2006 e del 2007. Nell’ultimo anno inoltre l’area dell’estremismo di destra è stata fortemente condizionata dal deludente esito delle elezioni, che ha provocato significative incrinature nell’alleanza tra i principali movimenti e ha portato a una deriva più oltranzista nella linea politica. Nell’agosto del 2006, ad esempio, nel pieno della crisi bellica tra Libano e Israele, in alcuni quartieri della capitale sono state cosparse con della colla le serrature di numerosi esercizi commerciali appartenenti alla Comunità ebraica e sono stati lasciati sul posto dei volantini con la scritta “F.A.R.: Fasci Armati Rivoluzionari”. Più recentemente, questa estate sono da ricordare un’aggressione armata alla folla durante a un concerto a Villa Ada a Roma – per cui il prefetto Achille Serra ha parlato di Estate Romana a rischio – e le scritte inneggianti ad Erich Priebke apparse sui muri della stazione Termini. Le formazioni estremistiche proliferano anche grazie ai nuovi media, attraverso i quali riescono ad entrare in contatto gratuitamente con un gran numero di persone, a diffondere la propria propaganda e reclutare adepti.
(Cln)

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