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A Milano la riscoperta
di Ugo La Pietra

it@withub.it by it@withub.it
23 Gennaio 2015
in Archivio speciali - Mostre
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LA RISCOPERTA DI UGO LA PIETRA

Triennale Design Museum presenta, fino al 15 febbraio a Milano , la prima grande mostra monografica sul lavoro di Ugo La Pietra dal 1960 a oggi con una selezione di oltre 1.000 opere. L’esposizione, dal titolo “Progetto disequilibrante”, si inserisce in un percorso tracciato da Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum, che rivendica la continuità di una ricerca volta a rivalutare i non allineati, gli eretici, i sommersi, da Gino Sarfatti a Piero Fornasetti, via via fino a Ugo La Pietra. Architetto di formazione, artista, cineasta (e attore), editor, musicista, fumettista, docente, Ugo La Pietra ha svolto una lunga militanza all’interno della categoria dell’anti-progetto. La sua attività compie oggi mezzo secolo e ha attraversato momenti molto significativi della storia contemporanea, come gli anni Sessanta di una Brera capitale della cultura, gli anni della Contestazione dei Settanta; l’avvento della comunicazione mediatica di massa e i relativi effetti sul mondo domestico e psicologico degli Ottanta. Ma la parte più inesplorata e allo stesso tempo radicale, è data dalla militanza verso la globalizzazione del mondo, grazie all’avvicinamento in tempi non sospetti al tessuto artigiano lungo tutto il paese, considerato serbatoio di maestria artigiana e culturale, e alternativa praticabile dal sistema design. La Pietra fa della quotidianità e dei comportamenti il proprio campo d’azione e discussione, utilizzando se stesso, il proprio corpo, gli amici, la propria casa, la città e il Paese – senza mai tralasciare ironia e sarcasmo – per narrare il rapporto individuo-ambiente.

A FIRENZE UNA NINFA RITROVATA

Una mostra incentrata sulla ritrovata Arnina – la personificazione femminile del fiume – di Lorenzo Bartolini – l’unica versione in marmo sin qui riemersa fra quelle eseguite dallo scultore seicentesco -, si tiene fino all’8 febbraio alla galleria dell’Accademia di Firenze. Il rientro definitivo dal Museo Civico di Prato del calco in gesso per la scultura ritrovata dopo un lungo periodo di deposito, segna l’avvio di una nuova fase di collaborazione reciproca. In concomitanza con la mostra saranno depositati presso il museo pratese la Riconoscenza per il gruppo del monumento a Nikolaj Demidov e il busto con la Carità.


AL VITTORIANO IL “MONUMENTALE” SIRONI

La mostra “Mario Sironi. 1885-1961”, fino all’8 febbraio al Complesso del Vittoriano di Roma, ripercorre tutte le stagioni della pittura di uno dei più grandi maestri del Novecento italiano, dagli esordi simbolisti al momento divisionista, dal periodo futurista a quello metafisico, dal Novecento Italiano alla pittura murale fino alle opere secondo Dopoguerra. L’esposizione riflette l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo, un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso e proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione. Un’attenzione che nella primavera 2015 sarà ancora confermata dalla presenza al Vittoriano di un altro grande artista del nostro Novecento, “Giorgio Morandi. 1890-1964”. Cuore pulsante dell’esposizione romana saranno le opere monumentali di Sironi, come Il lavoratore (1936) e L’Impero (1936). L’ideale della Grande Decorazione che Sironi coltiva negli anni Trenta si forma in lui ben prima di quegli anni (e ben prima del fascismo), guardando l’Arco di Tito e il Colosseo, la basilica di Massenzio e la Colonna Traiana, il Pantheon e le Terme di Caracalla, gli affreschi di Raffaello e di Michelangelo.

 

IL “PARADISO PERDUTO” SECONDO TADINI

Per la prima volta esposti i disegni originali che Emilio Tadini realizzò per l’ultima  traduzione italiana del Paradiso Perduto di John Milton  tradotta da Roberto Sanesi per i Millenni Einaudi. Fino all’8 febbraio, allo Spazio Tadini di Milano, esposti 14 disegni a matita. La mostra si inserisce all’interno della esposizione “Praline: prelibatezze dal mondo dell’arte”. Una collana di video divulgativi su autori importanti dell’arte italiana e internazionale che ha voluto terminare il primo ciclo, costituito da 50 Praline con una puntata dedicata interamente a Emilio Tadini. L’edizione Oscar Mondadori del capolavoro di John Milton sulla caduta di Satana e la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva, è stata accompagnata dalle acqueforti di un altro artista milanese Enrico Baj.

OMAGGIO AI “CARABINIERI DEL RE”

Fino al 15 febbraio si tiene a Roma, al Museo Storico dei Carabinieri, la mostra “I Carabinieri del Re dalla Collezione della Biblioteca Reale di Torino”, che intende rendere omaggio all’Arma dei Carabinieri, nel bicentenario della sua fondazione, esponendo documenti storici, fonti iconografiche, regolamenti, testi di canzoni commemorative e illustrazioni da giornali d’epoca integrati dai cimeli conservati nel museo romano, abbracciando il periodo che va dal 1814 alla fine del regno di Carlo Alberto, nel 1849. Viene così ricordata l’Arma in un momento cruciale della storia d’Italia, dalla sua fondazione alla prima guerra di liberazione dall’oppressione austriaca, attraverso i sovrani che regnarono in quegli anni, Vittorio Emanuele I, Carlo Felice, Carlo Alberto. La mostra permette inoltre di approfondire la vastissima produzione iconografica riferita ai Carabinieri. Ampio spazio è inoltre dato a quegli avvenimenti storici che scandirono la storia dell’Arma, dalla rivoluzione delle contrade estere, alle insurrezioni dei Regi Stati, dal difficile insediamento di Carlo Felice, alle riforme di Carlo Alberto, alla prima guerra di Indipendenza, alle battaglie di Pastrengo e di Peschiera. 

 

LE “AMERICAN CHRONICLES” DI ROCKWELL

Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra presenta, fino all’8 febbraio, la mostra “American Chronicles: the Art of Norman Rockwell” promossa dalla Fondazione Roma, organizzata dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge, nel Massachusetts, e dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, in collaborazione con la Fondazione NY e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. Una retrospettiva sul percorso creativo di Norman Rockwell (1894-1978), artista statunitense che con il suo talento ha illustrato la storia di un’America da lui stesso sognata. La mostra, per la prima volta in Italia, ripercorre la produzione di uno dei più acuti osservatori e narratori della società statunitense, che gli è valsa l’appellativo di “artista della gente”. Le sue illustrazioni, minuziose e lievi, dirette al cuore più che alla mente, hanno descritto per più di cinquant’anni (dagli anni Dieci agli anni Settanta), sogni, speranze ed ideali, riflettendo e allo stesso tempo influenzando comportamenti e pensieri degli americani del XX secolo. Nelle sue tavole emergono personaggi positivi, rassicuranti, fiduciosi, familiari e proprio perché tali, coinvolgenti. L’osservazione della realtà in Rockwell si fa pittura e al contempo storia; la storia di un mito, quello americano, che va ben oltre il confine degli Stati Uniti. L’artista alterna la spensieratezza delle origini, racchiusa nell’espressione di un fanciullo che fugge per una marachella – ad esempio No swimming del 1921 – alla bambina afroamericana che, per avvalersi del suo diritto all’istruzione, viene scortata a scuola: The Problem We All Live With del 1964, opera emblematica che riflette il dramma dell’apartheid.

 

 

VANESSA WINSHIP, REGINA DELLA FOTOGRAFIA

Fino al 15 febbraio la Fondazione Stelline di Milano presenta la personale di Vanessa Winship, prima donna nel 2011 a ricevere il prestigioso premio Henri Cartier-Bresson per la fotografia e oggi uno dei nomi più acclamati della fotografia internazionale: oltre 100 fotografie in bianco e nero ripercorrono attraverso un’ampia panoramica tutta l’opera della 54enne artista londinese, dall’inizio della sua carriera, giovane fotografa nei Balcani, fino ai suoi ultimi lavori ad Almerìa, in Spagna. Le fotografie realizzate fino al 2011 tracciano una mappa personale dei confini dell’Europa e dei loro punti di contatto con l’Asia e offrono una riflessione su come il corso della storia riesca a modellare le forme del paesaggio e a lasciare il segno sui corpi dei suoi abitanti, ma anche sulle loro caratteristiche e sui loro gesti. Un recente passato (edifici, sculture commemorative e mezzi di trasporto) procede in direzione opposta alle persone che si muovono tra di esse. Nel 2014, su incarico della Fundación Mapfre di Madrid, che organizza la mostra ora a Milano, la Winship si è recata ad Almería per rappresentarne la notevole diversità geografica, lo sradicamento e la storia fatta di alterne vicende.

 

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