Roma, 19 set – Benedetto XVI sceglie di chiudere il dibattito estivo sul fisco visto da Oltretevere con l’arma insolita dell’ironia. E una frase a braccio, altrettanto inconsueta per questo pontefice, ma che sembra mettere la parola fine alla girandola di critiche innescata dal monito di Prodi ad una Chiesa che educhi anche al rispetto del fisco e dalla replica di Famiglia Cristiana, con la penna del teologo Giordano Muraro, che ha fatto rimbalzare la palla al mondo politico esortandolo ad “amministrare il fisco in funzione del bene della gente”, intervento rinforzato poi dal monito dello stesso segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone dal palco del Meeting di Rimini: il dovere va a braccetto con l’equità. Ma la battuta del Papa giunge anche a gettare un sassolino tra i cerchi concentrici della polemiche legata alla rivolta fiscale di stampo bossiano e alla vicenda delle esenzioni fiscali per la Chiesa che hanno attirato l’attenzione della Commissione europea e dell’accusa di “oscure intenzioni” levata dal cardinale Tarcisio Bertone. E allo stesso dibattito sull’antipolitica. “Si vede che alcuni corsi della storia non cambiano…” il commento di Benedetto XVI pronunciato durante la catechesi generale nell’udienza generale in piazza San Pietro dopo un passaggio nel quale aveva ricordato che nel terzo secolo la popolazione romana d’Oriente prese a distruggere le effigi dell’Imperatore contro l’imposizione delle tasse. Il Papa parlava della figura di San Giovanni Crisostomo, il cui ricordo “può dirsi ancora vivo oggi anche a motivo delle sue opere”, oltre 700 omelie, 241 lettere ed altri scritti (in Occidente solo Agostino può essergli paragonato). Ma non solo. Papa Ratzinger ha ricordato che Giovanni Crisostomo acquisì grande celebrità per sue omelie svolte nel corso della cosiddetta rivolta delle statue. Ed è qui che è arrivata la sottile battuta del pontefice.
(Grm)