A Montecitorio proseguono le votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Nei primi tre scrutini era necessaria la maggioranza dei 2/3 (ovvero 673 voti) mentre oggi, a partire dalla quarta votazione, sarà sufficiente quella semplice (ovvero 505 voti). Il Pd ha individuato il candidato per il Quirinale nella figura di Sergio Mattarella. SEGUI QUI TUTTE LE NEWS IN TEMPO REALE, FOCUS E APPROFONDIMENTI
AP VOTA MATTARELLA, SACCONI VERSO DIMISSIONI – Al termine del vertice di questa mattina, Nuovo Centrodestra e Udc hanno sciolto la riserva: voteranno per Sergio Mattarella. “Il metodo usato da Renzi rimane sbagliato” avrebbe detto Angelino Alfano ai suoi durante il vertice. Molti i centristi in dissenso, tra cui il capogruppo al Senato Maurizio Sacconi e la portavoce Barbara Saltamartini, che hanno annunciato le proprie dimissioni.
NAPOLITANO: MATTARELLA LEALE E CORRETTO – Su Mattarella si è espresso anche il presidente uscente Giorgio Napolitano: “Lo conosco sul piano dell’assoluta lealtà e correttezza, sensibilità e competenza istituzionale e certamente dell’imparzialità. Caratteristiche importantissime per disegnare la figura del capo dello Stato”.
RENZI: “AUSPICO CONVERGENZA SU MATTARELLA” – “Finite le prime tre votazioni, siamo arrivati al momento chiave. Siamo di fronte alla concreta possibilità che una personalità autorevole e stimata da tutti, un servitore dello Stato come Sergio Mattarella, diventi il Presidente della Repubblica con un voto ampio di settori della maggioranza e dell’opposizione parlamentare. Non è una questione che riguarda un solo partito: la scelta del Capo dello Stato interpella tutti senza distinzioni”. Questo l’appello del premier Matteo Renzi al termine della terza votazione. “Per questo – prosegue Renzi – auspico che sul nome di Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica di tutti gli italiani – si determini la più ampia convergenza possibile per il bene comune dell’Italia”.
NIENTE QUORUM AL TERZO SCRUTINIO – Niente quorum nel terzo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. Le schede bianche sono state 513, Imposimato ha preso 126 voti, Feltri 56, Castellina 33, Bonino 23 Rodotà 22 Barani 21 Pagano 11, Sabelli 8. La quarta votazione è in programma domattina alle 9.30 con il quorum che scenderà per la prima volta a 505 voti.
NULLA DI FATTO AL 2° SCRUTINIO – Non c’è il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica al secondo scrutinio. Le schede bianche stamattina sono state 531, meno di quelle di ieri. Imposimato ha ottenuto 123 voti, Feltri 51, Castellina 34, Bonino 23, Rodotà 22. Appena 4 voti per Mattarella, gli stessi raccolti da Antonio Razzi.
PRIMA FUMATA NERA – La prima tornata per l’elezione del Capo dello Stato si chiude con una doppia fumata nera. Ma se era ampiamente prevedibile che non si sarebbe arrivati così presto all’elezione del sostituto-successore di Giorgio Napolitano, molto meno prevedibile era che lo scrutinio avrebbe un avuto effetto così dirompente quanto quello, nientemeno, della rottura del patto del Nazareno, dovuto alla scelta unilaterale, da parte di Matteo Renzi, di candidare Sergio Mattarella, che fa infuriare Forza Italia. Democristiano moroteo della Prima Repubblica, ministro in quota alla Margherita nella seconda, attuale giudice della Corte Costituzionale, decisamente cattolico, padre della legge elettorale più apprezzata degli ultimi vent’anni, Mattarella non sarebbe stato certamente personaggio inviso di per sé al centrodestra.
CHI E’ MATTARELLA – Palermitano, classe 1941, Mattarella proviene da una famiglia di tradizione democristiana: il padre Bernardo – deputato all’Assemblea costituente e più volte ministro – è stato tra i fondatori del partito dello scudo crociato in Sicilia. Militanza politica propria anche dal fratello di Sergio, Piersanti Mattarella, ucciso dalla Mafia mentre era governatore della Sicilia il giorno dell’Epifania del 1980. Tre anni dopo Sergio – laureato in Giurisprudenza alla Sapienza con il massimo dei voti e la lode con una tesi su “La funzione di indirizzo politico”, avvocato e docente di Diritto parlamentare all’università di Palermo – viene eletto deputato nella circoscrizione della Sicilia occidentale. Viene rieletto, sempre nella stessa circoscrizione, nelle successive elezioni del 1987, del 1992, del 1994, del 1996 e del 2006, mentre nel 2001 nella circoscrizione del Trentino Alto – Adige. Nel corso di queste sette legislature ha fatto parte della Commissione Affari costituzionali, della Commissione Affari esteri e del Comitato per la legislazione, di cui è stato anche presidente. Ha fatto parte, inoltre, della Commissione bicamerale per le Riforme istituzionali dell’XI legislatura, di cui è stato vice-presidente, della Commissione bicamerale per le Riforme istituzionali della XIII legislatura, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi, della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia. Nella XV legislatura è stato presidente della Commissione giurisdizionale della Camera dei deputati. Nella XIII legislatura è stato presidente del Gruppo parlamentare dei Popolari e Democratici dall’inizio della legislatura all’ottobre 1998. Dal luglio del 1987 al luglio del 1989 è stato ministro dei Rapporti con il Parlamento. Sono di quel periodo la riforma dell’ordinamento della Presidenza del Consiglio e l’abolizione della ordinarietà del voto segreto in Parlamento. Dal luglio del 1989 al luglio del 1990 è stato ministro della Pubblica istruzione, sino a quando si è dimesso per dissenso su una importante scelta del governo Andreotti dell’epoca: la legge Mammì in materia radiotelevisiva, che di fatto ha accompagnato l’ascesa economica di Silvio Berlusconi. Mattarella lega inoltre il suo nome alla legge elettorale in senso maggioritario varata nel 1993, di cui è stato relatore, ribattezzata proprio “mattarellum”. Dopo la bufera di Tangentopoli, è stato tra i promotori del Partito popolare italiano e poi tra i sostenitori dell’Ulivo di Romano Prodi. Nell’ottobre 1998 diventa vice presidente del Consiglio quando Massimo D’Alema subentra a Prodi alla guida dell’esecutivo, poi dal dicembre 1999 ha ricoperto la carica di ministro della Difesa sino alle elezioni del giugno del 2001. Sono di quel periodo la legge che ha abolito la leva militare obbligatoria e quella che ha trasformato l’Arma dei Carabinieri in forza armata autonoma, nonché l’avvio della costituzione del primo corpo d’armata europeo. Nelle elezioni politiche del 2008 non si è ricandidato e ha concluso la sua attività politica. Nel maggio 2009 è stato eletto dal Parlamento componente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, di cui è stato vicepresidente. Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale. (Sis – 31 gen)