“Vediamo se hanno i numeri da soli”, ha detto Berlusconi . Così sabato mattina, quando sarà sufficiente la maggioranza semplice per portare Sergio Mattarella al Quirinale, Renzi dovrà contare esclusivamente sulla compattezza del centrosinistra. E a quel punto saranno decisivi, se ci saranno, i franchi tiratori.
Se il franco tiratore sia un uomo libero o un disertore, un ribelle o un codardo, è questione che da sempre divide gli osservatori delle vicende politiche.
Il dilemma non viene risolto dai filologi e neppure dagli storici. La Treccani ci dice che “Franco tiratore” è attestato nell’italiano scritto dal 1870, all’interno di cronache giornalistiche sulla guerra franco-prussiana. Si tratta di un guerrigliero che opera, per lo più isolato o in piccoli gruppi, contro forze regolari nemiche. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, nel linguaggio politico e giornalistico italiano, in senso figurato franco tiratore è il rappresentante di un partito o di uno schieramento che, in votazioni segrete di organi collegiali, vota in modo diverso da quello concordato o ufficialmente deciso dal proprio partito. Un cecchino che, nascosto, tira all’improvviso contro i propri compagni. E dunque in centocinquant’anni, il franco tiratore da eroe è passato a traditore.
C’è da dire che non la pensava così Ernesto Che Guevara, che durante la rivoluzione cubana usava proprio lo pseudonimo “El franco tirador”. E anche ai nostri tempi, c’è che ritiene che, non essendoci vincolo di mandato, è normale che i parlamentari facciano un uso libero del voto segreto.
Sabato mattina, quando si tratterà di eleggere Mattarella, i franchi tiratori saranno i veri protagonisti. Sa saranno più di 70-80, cioè così numerosi da impedire il raggiungimento del quorum, impediranno l’elezione di un ottimo presidente della Repubblica, azzopperanno Renzi e riporteranno Berlusconi al centro della scena.
(30 gen)
