Ripresa dei consumi di gas, lieve miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie, timido rimbalzo dell’occupazione, leggero rialzo del clima di fiducia nelle imprese di costruzione. Sono piccoli segnali positivi, anche se parlare di “ripresa” sembra prematuro. E’ più probabile, facendo la media di tutte le stime e le previsioni, che nel 2015 in Italia si fermerà il tracollo dell’economia reale, in caduta libera da diversi anni.
Dove ci troviamo ce lo racconta un libretto che l’ Economist dedica ogni fine anno allo stato di salute socio-economica di 196 Paesi. Il sociologo Domenico De Masi ha messo a confronto l’edizione del 2015 con quella del 2005 e ha riassunto lo scenario per i lettori del sito inpiu.net.
In 10 anni in Italia la popolazione è aumentata di 4 milioni, ed è molto aumentata anche la speranza di vita, che supera gli 83 anni: eravamo al diciannovesimo posto, ora siamo al settimo.
Per il resto sono dolori. In base al PIL eravamo il settimo Paese del mondo e ora siamo l’ottavo, superati dal Brasile. Per il potere d’acquisto eravamo ottavi, ora siamo decimi. Quanto al Pil pro-capite, siamo scesi dal 29° al 33° posto. Nel commercio, eravamo gli ottavi esportatori del mondo, ora siamo due gradini più in basso.
Nella produzione industriale siamo calati dal settimo al dodicesimo posto. Come consumatori di energia eravamo 12esimi ora siamo 16esimi. Per la spesa in ricerca e sviluppo eravamo e restiamo oltre la trentesima posizione. Eravamo al 18° posto per produzione automobilistica, ora siamo al 24°. Con circa 40 milioni di arrivi, nel turismo eravamo il quarto paese al mondo; ora, con 43 milioni, siamo al quinto posto, preceduti dalla Francia, dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dalla Cina. Ma soprattutto dieci anni fa la percentuale dei disoccupati era del 9% e oggi è del 14.
Questo è il trend. Cambiare verso, oltre che uno slogan, è una questione di sopravvivenza.
(4 feb)