Roma, 24 set – Le sorti del governo sono appese a un filo. Questo fatto è noto ormai da un anno e mezzo, eppure sembra che nell’ultimo periodo le divisioni all’interno della maggioranza si stiano acuendo e che il delicato equilibrio dei numeri in Senato possa cedere. Non è un caso che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni abbia parlato di “governo che danza sul baratro” e di “sinistra radicale ossessionata dal consenso”. Molti i temi sui quali le divergenze rischiano di diventare insanabili. La settimana scorsa si è avuto l’esempio, una volta di più, di come una singola votazione a Palazzo Madama, possa mettere a rischio la vita dell’esecutivo. Allora si parlava di Rai, il prossimo ostacolo sarà l’approvazione del protocollo sul welfare e la Finanziaria. Il 20 ottobre i partiti della sinistra radicale hanno chiamato a raccolta il popolo degli “infelici” di sinistra per protestare contro l’accordo raggiunto da governo e sindacati su pensioni, lavoro e precariato. La manifestazione sarà un’occasione per la futuribile “cosa rossa” di misurare la propria portata e la propria presa sugli scontenti del Paese. L’iniziativa non è vista di buon occhio all’interno della coalizione di governo. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha ricordato che “è stata convocata quando il sindacato confederale non aveva ancora deciso di tenere il referendum sul protocollo per il welfare. Ora – ha aggiunto – visto che partiti come il nostro e quelli della sinistra radicale hanno sempre detto che si sarebbero inchinati al volere dei lavoratori, non corre il rischio di essere una manifestazione contro il governo, contro il protocollo, contro il sindacato?”. Parallelamente all’azione di governo, c’è un altro evento che sta tenendo banco nell’attualità del panorama politico italiano: è la nascita del Partito democratico, ormai imminente. Il favorito per la leadership, Walter Veltroni, sta mettendo in chiaro quali debbano essere i presupposti sui quali si fonderà il sistema di valori del Pd. Il sindaco di Roma sta portando avanti una linea che comincia a non piacere a vari settori della sinistra radicale. Non è stato gradito, per esempio, il richiamo all’articolo 18 e al contratto unico contro il precariato. Divergenze si stanno registrando su tasse e sicurezza, oltre che sul varo della nuova legge elettorale. E’ lo stesso Veltroni a porre l’accento sulla necessità di un cambiamento. Il Pd, secondo il candidato alla segreteria, nasce per evitare che in futuro possa esserci una coalizione “senza chiarezza di proposta”. Il Pd deve avere “un programma schiettamente riformista. Nasce per dare gambe a un programma di governo chiaro e non reticente, sulla base del quale costruire le necessarie alleanze. Mai più potremo presentarci ai cittadini senza questa chiarezza di proposta”. Il messaggio lanciato da Veltroni è supportato anche dal segretario dei Ds Piero Fassino. Il leader della Quercia, in un’intervista al Corsera, elogiando lo spirito “riformista e socialdemocratico” dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, non ha risparmiato critiche a una sinistra della coalizione, “arroccata nella difesa del passato”. Le posizioni dentro la maggioranza si stanno radicalizzando. Sia al centro che a sinistra. Da questi settori arrivano accuse proprio nei confronti del nascente Partito democratico, definito un elemento di instabilità. Nelle file del nuovo partito però sembra prevalere la volontà di darsi una precisa identità riformista rispetto alla necessità di reprimere ogni forte connotazione al fine di tenere unita la coalizione. E non è un caso, quindi, che Fassino abbia parlato di elezioni anticipate come unica alternativa in caso di caduta del governo Prodi. E non è un caso che Veltroni stia prendendo delle posizioni nette su alcuni dei temi di stringente attualità politica. A destra, Forza Italia e An spingono nella direzione del ritorno alle urne, anche se il clima della coalizione non è migliore rispetto a quello della maggioranza. Il futuro è un’incognita, il progetto del partito unico sembra essere naufragato, non quello della federazione con la Lega Nord. Gianfranco Fini dice di non capire la mosse di Berlusconi, il quale si dichiara pronto a “tornare alla guida del Paese”. Nell’Udc, invece, prevale la volontà di attendere l’evoluzione del confronto politico, in vista di una legge elettorale che consenta di scardinare il bipolarismo e di ricreare una grande partito di centro. Pier Ferdinando Casini, ieri, ha chiesto di anticipare le elezioni politiche dal 2011 al 2009, in concomitanza con le europee. A molti questa richiesta d’anticipo è suonata come una richiesta di rinvio.
(Clg/Caf)