Rifugiato, esiliato, clandestino, immigrato, migrante, extracomunitario, straniero, profugo, esiliato, richiedente asilo. Li chiamiamo in tanti modi, mai per nome e cognome.
Dietro le categorie l’individuo scompare, non ci sono più persone ma immagini e rappresentazioni.
Per 6 mesi – tra gennaio e giugno dell’anno scorso – la fondazione Leone Moressa ha monitorato tre grandi quotidiani (Repubblica, Corriere e Sole) per capire come veniva affrontato il tema dell’immigrazione. Gli 846 articoli selezionati, alla fine una cosa avevano in comune: in tutti mancava il punto di vista degli immigrati.
Infrangere l’ anonimato, e con il nome restituire dignità, diritto di parola e responsabilità ai nuovi venuti, è ciò che l’Italia sta tentando meritoriamente di fare con una categoria speciale di immigrati, i minori non accompagnati. L’anno scorso sono stati molte migliaia, undicimila secondo il ministero del lavoro, almeno il doppio secondo altre stime. Sono bambini e ragazzi che in molti casi hanno perso i genitori o i fratelli durante il viaggio verso l’Europa. Di molti, dopo l’arrivo, si perdono le tracce.
Per loro il Garante per l’infanzia ha realizzato un kit di benvenuto che li accoglie in quattro lingue – italiano, inglese, francese e arabo – con queste parole: “Gli abitanti di questa terra e il cielo sono felici che tu sia arrivato vivo”.
Il kit fornisce informazioni pratiche e logistiche, insieme ad un piccolo dizionario. Lo hanno realizzato alcuni tra maggiori esperti di letteratura ed editoria per ragazzi. E’ composto da 26 carte colorate e tascabili, e aiuta bambini e adolescenti a capire in quale Paese sono approdati. Cosa li aspetta, come potranno ripartire o come potranno far ripartire la loro vita.
(18 feb)