Bologna, 28 set – Laurea italiana per le madri dei desaparecidos argentini. Sarà una laurea ad honorem in Pedagogia quella che il 17 ottobre l’Università di Bologna assegnerà alle Madri di Plaza de Mayo, l’associazione delle mamme dei desaparecidos argentini. Donne che da trent’anni ogni settimana manifestano nella piazza principale di Buenos Aires, da cui prendono il nome, davanti alla Casa Rosada, sede del governo argentino, per chiedere verità e giustizia per la scomparsa trent’anni fa dei loro figli tra le spire della dittatura militare. “Sono il simbolo della resistenza della società argentina contro il golpe militare che, il 24 marzo 1976, portò alla scomparsa di trentamila persone” si legge nelle motivazioni della proposta presentata dalla facoltà di Scienze della formazione. E ancora “Nella paralisi di una società annichilita dal terrore … cominciarono coraggiosamente a unirsi tra loro, sfidando il potere militare che vietava qualsiasi forma di assembramento”. Sfida che ad alcune di loro costò la vita. La laurea honoris causae è “un riconoscimento al loro coraggio e alla forza pedagogica della loro azione: una maternità rubata dallo Stato, trasformatasi in maternità educativa verso un’intera nazione” secondo il rettore dell’ateneo, Pier Ugo Calzolari. La cerimonia si terrà a Bologna il 17 ottobre, alle 17, nell’aula magna di Santa Lucia. A ricevere il riconoscimento Hebe Maria Pastor de Bonafini, che dell’associazione è tra le fondatrici e presidente dal 1979. Dal lontano 30 aprile del ‘77, ogni giovedì le madres scendono in piazza, ciascuna con un fazzoletto bianco in testa, con su scritto il nome del figlio scomparso. Gli storici gli riconoscono il merito di aver contribuito alla caduta della dittatura militare e, negli anni seguenti, al riconoscimento delle colpe dei responsabili delle morti e delle torture. Oggi hanno dagli 80 ai 90 anni e una lunga esperienza di passione civile ed impegno sociale alle spalle. Aiutano i niños de la calle, i piccoli che quotidianamente cercano cibo tra i rifiuti e sono costretti a prostituirsi, per i quali hanno aperto una scuola. Hanno anche fondato un’università popolare mentre una seconda scuola è in via di ultimazione alla periferia della capitale argentina.
(Cog)