Dopo quelli sulla fiducia di imprese e consumatori e sul ritorno alla crescita del Pil nel primo trimestre del 2015, dall’Istat arrivano segnali incoraggianti anche sotto il profilo occupazionale: dopo il calo di dicembre, infatti, a gennaio il tasso di disoccupazione diminuisce ancora di 0,1 punti percentuali, arrivando al 12,6% e tornando sullo stesso livello di dodici mesi prima. Sempre a gennaio, gli occupati sono 22 milioni 320 mila, sostanzialmente invariati rispetto a dicembre (+11 mila) ma in aumento dello 0,6% su base annua +131 mila). Nella media del 2014, dopo due anni di calo – sottolinea ancora l’Istat -, l’occupazione cresce (+0,4%, pari a 88.000 unità in confronto all’anno precedente), a sintesi di un aumento nel Nord (+0,4%) e nel Centro (+1,8%) e di un nuovo calo nel Mezzogiorno (-0,8%, pari a -45.000 unità). La crescita degli occupati interessa sia gli uomini (+0,2%, pari a 31.000 unità) sia, soprattutto, le donne (+0,6%, pari a 57.000 unità). Prosegue tuttavia il calo degli occupati 15-34enni e dei 35-49enni (rispettivamente -148.000 unità e -162.000 unità), a fronte dell’incremento degli occupati con almeno 50 anni (+398.000 unità). Il tasso di occupazione si attesta al 55,7%, +0,2 punti percentuali rispetto al 2013. L’indicatore rimane invariato per gli uomini e sale di 0,3 punti per le donne. Alla crescita nel Centro e nel Nord si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-0,2 punti percentuali). La crescita dell’occupazione interessa in misura contenuta i lavoratori a tempo indeterminato (+18.000 unità) e in modo più sostenuto i lavoratori a termine (+79.000 unità). Prosegue, invece, a ritmo meno sostenuto il calo degli indipendenti (-9.000 unità). Nella media del 2014, il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,7% in confronto al 12,1% di un anno prima: si tratta del dato annuale massimo registrato dal 1977.
GOVERNO: MODERATA SODDISFAZIONE. “Più 130 mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta. Ora al lavoro per i provvedimenti su scuola e banda ultra larga” scrive su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi, mentre esprime soddisfazione anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Il lieve incremento registrato anche a gennaio (+ 11 mila rispetto al mese di dicembre) porta ad un aumento complessivo di 131 mila occupati su base annua. E’ un risultato incoraggiante dopo diversi anni di caduta dell’occupazione, che – insieme ai segnali positivi di crescita della produzione industriale e della fiducia di imprese e consumatori – fa intravedere la possibilità di un 2015 migliore per l’occupazione e l’economia, con un quadro di maggiore stabilità in grado di favorire gli investimenti delle imprese”. Secondo il responsabile del dicastero del Lavoro, “nei prossimi mesi potremo anche vedere l’effetto pieno delle misure varate dal governo con la riforma del lavoro e con la legge di stabilità per sostenere la ripresa e, in particolare, per favorire l’occupazione stabile: la decontribuzione triennale per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, la deducibilità dal calcolo dell’Irap e l’introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Anche la riduzione della precarietà, a seguito dell’abolizione delle tipologie contrattuali più precarizzanti, potrà favorire la ripresa dei consumi, in quanto dà alle persone una prospettiva più certa e definita”.
CGIL: “PRESTO PER PARLARE DI SVOLTA”. Frena però la Cgil: “Come sostiene lo stesso istituto statistico, per parlare di svolta nella crescita dell’occupazione c’è bisogno di dati stabilizzati per più trimestri di seguito. Inoltre ciò che cresce, dai dati delle comunicazioni obbligatorie, sono i lavori temporanei: una conferma di quello che l’Istat stesso rileva segnalando una crescita, nella fine del 2014, di lavoro atipico e a tempo ridotto” afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito ai dati sull’occupazione diffusi oggi dall’Istat. “Il Jobs Act – prosegue – interviene determinando più instabilità dei rapporti di lavoro e siamo comunque senza segnali di ripresa degli investimenti. Se le imprese assumono perché il governo sta incentivando, ci saremmo aspettati almeno che si introducesse una condizionalità del tipo ‘se licenzi dopo un anno, e a tutele crescenti, restituisci l’incentivo. Vedremo – conclude – se migliorerà l’occupazione, sia in quantità che in qualità, intanto la ‘Garanzia giovani’ è un fallimento interamente ascrivibile al governo”. (PO / Roc)
