Anche le malattie fanno differenze di genere: nella malattia di Parkinson le donne sono molto più colpite dagli effetti indesiderati dei farmaci, sono bersaglio di depressione e ansia e sono messe in discussione non solo nella vita professionale ma anche in famiglia. L’Istituto Neurologico “Carlo Besta” organizza giovedì mattina, a Milano, a Palazzo Lombardia, in collaborazione con la Regione Lombardia il convegno “Parkinson: le donne non tremano” in cui saranno presentati dati e testimonianze di pazienti che documentano come uomini e donne siano diversi di fronte alle malattie e in particolare rispetto a questa patologia. Se, infatti, gli uomini sono per natura più esposti, tanto da esserne colpiti 1,5 volte di più, nelle donne è tre volte più frequente la comparsa di quei movimenti involontari che sono tra gli effetti collaterali del farmaco più usato per tenere sotto controllo i tremori tipici della malattia, la levodopa. Quest’ultima è una delle conseguenze, anche gravi, del limitato numero di donne coinvolte nella sperimentazione clinica delle nuove terapie, che porta a non conoscere tutte le conseguenze dell’uso dei farmaci in entrambi i sessi. Le differenze tra uomo e donna sono più ampie: nel genere femminile, infatti, sono più frequenti ansia e depressione e la donna, oltre alla compromissione della propria capacità lavorativa, perde anche il ruolo centrale all’interno della famiglia. (3 mar – PO / red)