Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se il ministro della Difesa di un vicino paese amico avesse minacciato di distribuire a milioni di migranti un passaporto valido per circolare liberamente in Europa, così che questa marea umana potesse insediarsi senza problemi a Roma, portando con sé anche i terroristi dello Stato Islamico. Proviamo a immaginare come avrebbero reagito a questa minaccia i nostri partiti, i media e l’opinione pubblica.
Ebbene, ieri il ministro della Difesa greco, Panos Kammenos, populista di estrema destra alleato di Tsipras, ha detto esattamente questo: vi sommergeremo di migranti mescolati ai jihadisti. Solo che non l’ha promesso all’Italia ma alla Germania, non a Roma ma a Berlino.
La reazione tedesca è stata altrettanto sorprendente. Sui grandi giornali la smargiassata del ministro greco è stata ignorata o trattata come una notizia di costume. Nessuna reazione anche dai politici di primo piano.
Viene preso molto sul serio, in compenso, il programma di riforme in 7 punti che il governo di Atene ha inviato ai partner europei allo scopo di sbloccare i finanziamenti. Qui, secondo Berlino, si cela la vera provocazione. Viene giudicato irricevibile in particolare il capitolo dedicato alla lotta all’evasione fiscale. Il governo greco propone di assumere, in via temporanea, “studenti, casalinghe e anche turisti” che, muniti di telefonini andranno in giro registrando le violazioni nell’emissione degli scontrini e delle ricevute di pagamento IVA. Questo, scrive il ministro delle finanze Varoufakis, dovrebbe portare, in un paese dove “l’evasione fiscale è radicata profondamente”, ad “un cambiamento molto rapido dei comportamenti”.
Era inevitabile che, di fronte a impegni di questo genere, con la riforma più attesa rimessa alla buona volontà di casalinghe e turisti, i partner europei non se la siano sentita di rinnovare i fidi. (10 mar)