Una tassa dello 0,1% sulla compravendita di azioni e dello 0,01% sui derivati porterebbe nelle casse dello Stato dai 3 miliardi ai 6 miliardi all’anno, risorse che potrebbero essere impiegate nella lotta alla povertà. Il calcolo riguarda l’Italia ma lo ha fatto su incarico della Spd un centro studi tedesco, il Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung di Berlino. Il gettito sarebbe garantito dalla nuova Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie, acronimo TTF, un’imposta estremamente ridotta nelle aliquote ma con un’ampia base imponibile, studiata per non scoraggiare i normali investimenti sui mercati.
Sull’ architettura di questa imposta – che si ispira a una bozza di direttiva della commissione europea – da due anni è in corso un negoziato che coinvolge undici paesi e che procede fra molte difficoltà anche per le intromissioni delle lobby finanziarie. C’è chi chiede l’esclusione dei derivati dalla base imponibile. Chi, come il nostro ministero dell’economia, vuole l’esenzione dei titoli di Stato. Chi propone che la tassazione delle azioni rispetti il solo principio di nazionalità del titolo. Distinguo ed emendamenti che – se accolti – causerebbero una forte riduzione del gettito previsto.
A sostegno della Tassa sulle transizioni finanziare è in atto una campagna internazionale che in Italia si chiama “zerozerocinque” e coinvolge una sessantina di sigle della società civile che rappresentano milioni di cittadini.
E’ un capitolo del conflitto sociale che contrappone l’Europa della finanza e l’Europa dei cittadini. I governi dovrebbero decidere da che parte stare.
(13 – mar)
