Roma, 3 ott – La scuola italiana cambia ancora fisionomia. Anche se questa volta si tratta di un ritorno al passato. A distanza di 12 anni dall’abolizione del 1995, anno della riforma D’Onofrio, infatti, tornano gli esami di riparazione per le secondarie superiori. Ad annunciare il provvedimento è stato oggi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni che, dati alla mano, ha spiegato il ripristino dell’esame come una vera e propria necessità. “Quarantadue studenti italiani su 100 vengono ammessi con debito alla classe successiva e solo uno su quattro lo recupera. Gli altri vanno avanti comunque – ha spiegato il titolare della Scuola, in occasione della firma del decreto –. Sarebbe imperdonabile prendere atto di questa situazione, che è grave culturalmente e socialmente, e non fare nulla”. In definitiva, il sistema dei debiti resta. Ciò che cambia è che gli studenti dovranno dimostrare di averli superati: in caso contrario il ragazzo andrà fermato. “Ho deciso di stabilire una data, il 31 agosto, e comunque prima che inizi il nuovo anno scolastico, per accertare che il ragazza abbia colmato le lacune – ha spiegato Fioroni –. Le scuole organizzeranno corsi e faranno verifiche durante tutto l’anno, ma l’ultima chiamata dovrà essere fatta prima dell’anno nuovo: chi ha saldato andrà avanti, chi necessita di più tempo sarà fermato”. L’ora “X” per gli studenti delle scuole superiori, dunque, scatterà il 31 agosto 2008. Al di là del ritorno dell’esame di recupero, le novità introdotte dal decreto sono numerose, soprattutto a livello organizzativo per le scuole stesse. Saranno gli istituti scolastici, ad esempio, a dover organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, gli interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che abbiano presentato insufficienze, mentre saranno i consigli di classe a decidere come organizzare i corsi di recupero, che potranno essere tenuti dagli insegnanti della scuola o con la collaborazione di soggetti esterni. Dopo i corsi di recupero, che si terranno nel corso dell’anno scolastico, gli studenti dovranno affrontare delle verifiche intermedie per dimostrare di aver superato il debito. Alla fine dell’anno scolastico, dunque, il consiglio di classe avviserà le famiglie degli studenti che prenderanno voti insufficienti in una o più materie, e rimanderà la decisione di promuoverli a dopo il 31 agosto, quando ci sarà la verifica finale del superamento dei debiti. Dopo lo scrutinio finale la scuola organizzerà ulteriori corsi di recupero, che si terranno durante l’estate, per gli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza in una o più discipline. Entro il 31 agosto di ogni anno si dovranno concludere le iniziative di recupero e subito dopo, ma non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, si effettueranno le verifiche finali sulla base delle quali si conclude lo scrutinio con il giudizio definitivo: promozione o bocciatura. All’inizio delle lezioni tutti entreranno in classe senza debiti e i docenti potranno sviluppare il programma dell’anno regolarmente. Ai genitori è lasciata la libertà di decidere se far seguire ai propri figli i corsi di recupero, sia quelli intermedi che quelli estivi, oppure se avvalersi di altre modalità di recupero comunicandolo sempre alla scuola. Anche in quest’ultimo caso i docenti della classe mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi del recupero e nel verificare l’esito. L’importante è che alla fine i ragazzi passino le verifiche e dimostrino quindi di aver superato il debito. Per i candidati all’esame di maturità per quest’anno si continuano ad applicare le disposizioni vigenti. Alla fine del terz’ultimo e del penultimo anno di corso, inoltre, agli studenti che supereranno la verifica finale saranno attribuiti crediti scolastici. “Ignoro se pretendere serietà dalla scuola e responsabilità dai ragazzi sia progressista o passatista: so solo che era ora di farlo – ha detto il ministro della Pubblica istruzione -. Una scuola seria garantisce tutti, soprattutto i più deboli, tutti quei ragazzi che non hanno alle spalle famiglie e condizioni sociali in grado di aiutarli. In questi casi è la scuola che deve farlo”.