La conferma è arrivata: sono quattro i morti italiani nell’attentato di Tunisi. “Personale dell’Ambasciata a Tunisi e dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, appositamente inviato in loco – si legge in una nota della Farnesina -, ha avuto accesso all’obitorio dell’ospedale Charles Nicolle e effettuato un primo riconoscimento fotografico dei due connazionali che finora risultavano irreperibili”. La Farnesina comunque avverte che “sarà tuttavia necessario, per poter dichiarare il decesso, procedere ancora ad un atto formale di riconoscimento da parte dei familiari, alcuni dei quali sono attesi a Tunisi nelle prossime ore. Nello stesso ospedale erano stati trasportati i corpi dei due italiani il cui decesso era stato già confermato”. Intanto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, chiamato a riferire insieme alla collega della Difesa, Roberta Pinotti, sul futuro delle missioni internazionali, ha spiegato che i fatti di Tunisi “rappresentano un nuovo momento di una minaccia terroristica evidente che richiede una risposta parlamentare ferma e unitaria”. Questo nonostante, tiene a precisare Gentiloni, non sia ancora chiaro “se l’attacco fosse diretto al Parlamento di Tunisi o direttamente al Museo del Bardo per colpire il turismo tunisino” e soprattutto “su chi sia l’autore dell’attentato non esistono ancora certezze”. Certamente, ragiona il titolare della Farnesina, il legame con l’Isis sembrerebbe ben probabile perché in Tunisia c’è una presenza storia di Ansar al Sharia, messa fuorilegge dal parlamento due anni fa: “questo ha provocato il fatto che alcuni militanti siano andati fuori, e infatti tra i foreign fighters si contano molti tunisini. Ci sono rivendicazioni di più sigle e siti, ma in Libia c’è l’avvicinamento delle posizioni tra Ansar al Sharia e Daesh”. Secondo Gentiloni “a livello parlamentare c’è la necessità di avere una strategia per il Mediterraneo che non sia solo concentrata sul tema del terrorismo: serve un lavoro di isolamento delle posizioni estremistiche, un sostegno alle comunità moderate nei paesi in loco, in particolare in un paese come la Tunisia, c’è livello di allerta comunque ancora non paragonabile a quello di altri Paesi europei. Inoltre abbiamo bisogno di un impegno dell’Unione Europea sul tema dell’immigrazione e di una stabilizzazione della Libia”. Dal canto suo, il ministro della Difesa Roberta Pinotti avvisa che “a seguito dell’aggravarsi della minaccia terroristica, resa di drammatica evidenza anche dagli eventi di ieri in Tunisia, si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale dispiegato nel Mediterraneo centrale, al fine di tutelare i molteplici interessi nazionali, oggi esposti a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste, e assicurare coerenti livelli di sicurezza marittima”. E che la coalizione militare anti-Daesh, ammesso che l’attentato di Tunisi abbia il suo autore nello Stato islamico, “sta operando in questa prima fase di una campagna che si profila come non breve, per degradarne le capacità militari neutralizzando dall’aria le loro posizioni militari più forti, i centri di comando e controllo e la logistica. L’effetto già raggiunto è significativo, tanto che tale organizzazione non riesce più ad imbastire operazioni offensive su larga scala ed ha anzi dovuto ritirare le sue forze da diversi punti del fronte. Simmetricamente le forze irachene e curde sono in via di riorganizzazione e riescono ad operare con maggiore efficacia sul terreno, procedendo anche con operazioni finalizzate a riconquistare i primi lembi di territorio sotto il controllo dell’Isis”. (Sis – 19 mar)