Roma, 4 ott – “Partiamo dal presupposto che il mondo è in evoluzione continua e di fronte ai cambiamenti bisogna evitare due comportamenti simmetricamente negativi: quello di accettare tutto con una logica ‘nuovista’ figlia della pigrizia mentale o dell’opportunismo, e quello di chi sta fermo e pensa che il mondo stia fermo con lui. Il Pd nasce dalla necessità di rispondere a sfide inedite rispetto al passato, non per mettere insieme due partiti, e men che meno due apparati”. Così Luciano Neri, membro dell’Assemblea nazionale della Margherita e Coordinatore dell’Esecutivo della circoscrizione Estero, commenta in un’intervista rilasciata al mensile l’Altrapagina l’imminente nascita del Partito democratico. “Il problema – prosegue Neri – è che c’è ancora chi pensa, 50 anni dopo, alle ‘convergenze parallele’ cioè a tradizioni politiche che marciano appaiate ma non si incontrano, come le rotaie del treno. Occorre mescolare storie, pensieri e persone, facendo una sintesi del meglio che ogni tradizione porta con sé. Occorre costruire non binari ma reti, e quanto più numerosi e colorati saranno i suoi fili tanto più resistente e bella sarà la rete”. “Il percorso della Margherita – aggiunge l’esponente Dl – è un successo al 50%. Ha dato vita a un soggetto politico post ideologico, ma non è compitamente riuscita a superare le appartenenze. Il dato negativo è che chi è fuori dagli apparati partitico-amministrativi in questa fase rischia di non avere una effettiva possibilità di portare il proprio contributo alla nascita del Pd. Per questo è importante la partecipazione di tutti, non solo iscritti o simpatizzanti dei partiti fondatori, ma anche esperienze di base, singoli cittadini, semplici elettori, giovani, mondo della cultura e delle associazioni. La vera sfida è cambiare in profondità paradigmi, cultura, linguaggi, ridefinire le priorità ed essere disposti all’ascolto e all’incontro”.
Con quali programmi, su quali priorità? “Affrontando le sfide attuali – risponde Neri – e non guardando il mondo dallo specchietto retrovisore della propria appartenenza. Per esempio, è indispensabile riflettere sul concetto tradizionale di crescita economica, sulla produzione di merci che non sono beni, su una mercificazione di tutto, su un iperconsumo bulimico di cose materiali, di affetti, di tempi di vita, che non aumenta il benessere delle persone. Una forza politica, o una coalizione di governo, non può oggi non interrogarsi su questi temi. Il Pd si afferma se riesce a ridare vita alla politica, a riempirla di sentimenti e relazioni, cambiando paradigmi e linguaggi, non avendo paura di parlare di relazione, condivisione, rispetto, affetto, amore, amicizia. Parole espiantate dal linguaggio politico. Se la politica si occupa delle persone, come si possono cancellare concetti, valori e parole che rappresentano l’essenza vitale dell’esistenza umana?”. Come si svolgeranno le primarie all’estero, e che tipo di riscontro avete sul gradimento dei nostri connazionali? “All’estero voteremo sia utilizzando i seggi che verranno allestiti, sia attraverso il voto telematico. C’è un’attenzione importante, solo questa settimana si sono tenute oltre duecento iniziative nei diversi paesi per informare e discutere di primarie e Partito democratico. Si percepisce che il problema italiano ha molto a che fare con la frammentazione del sistema politico e istituzionale, ma anche della società nel suo complesso che in questi anni si è ulteriormente frammentata con il rischio di aumento egoistico di corporazioni, anche di caste, sempre pronte a chiedere riforme e tagli per gli altri ma mai per sé. E lo strumento possibile per ricostruire un tessuto sociale, una coesione nazionale ed europea fondata su solidarietà e valori forti è il Partito Democratico, un partito che deve essere plurale, aperto e inclusivo, un progetto importante per l’Italia e non solo, una sfida che vale la pena sostenere”.
(Ces)